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La Corte Costituzionale boccia l’Italicum: è incostituzionale ma…

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Con la pronuncia odierna (25.01.17) della Corte Costituzionale, sono state accolte alcune delle eccezioni d’incostituzionalità avanzate nei confronti dell’italicum (la legge elettorale voluta da Matteo Renzi).

La Consulta ha bocciato ancora una volta il Parlamento che aveva tentato, ignorando la precedente sentenza n. 1/2014 sul porcellum, di proseguire nella compressione del principio di rappresentatività democratica. Bisognerà attendere il deposito delle motivazioni della sentenza per comprendere i termini della questione con esattezza. Ma i problemi ed i limiti della pronuncia sono già evidenti da oggi, e sono problemi molto gravi per la democrazia.

Infatti, è passata, davvero incredibilmente, la tesi che il premio di maggioranza alla soglia del 40% sia legittimo. Non solo, da una prima lettura del P.Q.M. sono salvi anche i capolista bloccati. Se questo sarà confermato si tratta di un pugno nello stomaco al diritto di voto. Dovremo aspettare febbraio per le motivazioni e quindi per capire nel dettaglio la ratio che ha portato al no al ballottaggio, ma ad un bruttissimo (e totalmente politicizzato) sì al premio di maggioranza ed ai capo lista bloccati.

Come ricordava Lelio Basso, ogni tentativo di modificare la legge elettorale e di spostarla dal principio proporzionale è da sempre unicamente il modo con cui, chi ha perso la maggioranza, tenta di detenere ancora abusivamente il potere.

La democrazia esiste solo dove tutte le istanze sono rappresentate in misura proporzionale. Ma la Corte si è discostata da questo principio, siamo davanti ad una sentenza spiccatamente politica in cui una minoranza, se scatterà il premio, arriverà al controllo del Paese, e se questa minoranza sarà ancora favorevole all’UE ed al neoliberismo saranno guai seri.

Seguiranno aggiornamenti appena ci saranno novità. Un’unica considerazione ancora. La lunga durata della Camera di Consiglio (il tempo che i Magistrati si sono presi per decidere), fa presagire una motivazione molto articolata.

Ora più che mai gli avversari della dittatura finanziaria dovranno correre uniti alle prossime politiche.

Trascrivo qui il P.Q.M. della sentenza:

Oggi, 25 gennaio 2017, la Corte costituzionale si è pronunciata sulle questioni di legittimità costituzionale della legge elettorale n. 52 del 2015 (c.d. Italicum), sollevate da cinque diversi Tribunali ordinari. La Corte ha respinto le eccezioni di inammissibilità proposte dall’Avvocatura generale dello Stato. Ha inoltre ritenuto inammissibile la richiesta delle parti di sollevare di fronte a se stessa la questione sulla costituzionalità del procedimento di formazione della legge elettorale, ed è quindi passata all’esame delle singole questioni sollevate dai giudici. Nel merito, ha rigettato la questione di costituzionalità relativa alla previsione del premio di maggioranza al primo turno, sollevata dal Tribunale di Genova, e ha invece accolto le questioni, sollevate dai Tribunali di Torino, Perugia, Trieste e Genova, relative al turno di ballottaggio, dichiarando l’illegittimità costituzionale delle disposizioni che lo prevedono. Ha inoltre accolto la questione, sollevata dagli stessi Tribunali, relativa alla disposizione che consentiva al capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione. A seguito di questa dichiarazione di incostituzionalità, sopravvive comunque, allo stato, il criterio residuale del sorteggio previsto dall’ultimo periodo, non censurato nelle ordinanze di rimessione, dell’art. 85 del d.p.r n. 361 del 1957. Ha dichiarato inammissibili o non fondate tutte le altre questioni.

All’esito della sentenza, la legge elettorale è suscettibile di immediata applicazione.

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Avv. Marco Mori – Riscossa Italia, autore de “Il tramonto della democrazia, analisi giuridica della genesi di una dittatura europea” disponibile on line su ibs