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Lug 11

Investimenti esteri? Senza sovranità monetaria ci rendono solo più poveri.

imagessale

Ho passato la campagna elettorale a Genova a cercare di spiegare le basi della macroeconomia ai cittadini, devo dire con un buon successo nonostante la pesante censura mediatica, censura ovvia e prevedibile verso chi parla totalmente contro i poteri economici che controllano il sistema dell’informazione. Lo controllano ovviamente perché semplicemente sono diventati i proprietari delle varie testate e redazioni.

[sociallocker]Tra i temi trattati uno dei più importanti è stato quello inerente alla spiegazione del perché un investimento estero ti impoverisce se sei privo di sovranità monetaria. La ricetta del centro destra a Genova, scritta nella più benevola delle interpretazioni da ignoranti, porterà infatti la città al disastro. Già in queste ore l’amministrazione infatti sta cercando arabi, cinesi e multinazionali di ogni genere e specie per arricchire la città… e già questo dovrebbe apparire a prima vista un non senso in termini.

La stampa ovviamente incensa questa azione preannunciando la resurrezione di Genova, il suo ritorno ad essere “Superba”. Ma solo guardando alla storia viene da chiedersi, ma quando Genova era “Superba” attirava investitori esteri oppure era Genova ad investire in giro per il mondo drenando le ricchezze altrui?

Ma lasciamo perdere la storia e veniamo a due concetti base di macroeconomia perché questa cosa la dobbiamo assolutamente far capire. Sono concetti molto semplici ma dannatamente controintuitivi. Dunque usiamo esempi concreti. Fingiamo che arrivi un simpatico investitore cinese che vuole fare una mega operazione in città. Si dice che porterà lavoro e denaro e tutti ne sono felici, ma vediamo cosa succede realmente. Usiamo numeri piccoli e dunque facili per far capire bene il concetto.

Il simpatico cinese spende 100 euro per l’investimento iniziale, in più pensa di assumere 10 dipendenti che gli costeranno altri 10 euro a testa l’anno in stipendi. Fissiamo il periodo dell’investimento in 20 anni. L’investitore costruirà un qualcosa che farà la città più bella e immetterà ricchezza finanziaria per una somma pari all’investimento iniziale maggiorata della spesa per i dipendenti che sosterrà di anno in anno.

Nel nostro esempio avremo 100 euro come investimento iniziale e poi altri 100 euro all’anno come costo complessivo per il monte stipendi dei dipendenti, il tutto andrà avanti per 20 anni. Il totale della ricchezza finanziaria immessa in questo lasso di tempo in città dunque sarà pari a 2100 euro.

Tutto chiaro fin qui? Se non lo è fermatevi e rileggete prima di andare avanti. Ora complichiamo un filo le cose. L’investitore estero vuole un profitto, non viene qui a perdere i suoi soldi, anche questo è ovvio. Il simpatico cinese dunque stima di ricavare 120 euro l’anno dall’investimento. Come abbiamo visto ogni anno spenderà come monte stipendi 100 euro. Il suo margine al netto delle spese sarà quindi 20 euro all’anno (l’esempio è volutamente semplificato visto che considera solo il costo del lavoro, ma nulla cambia al ragionamento).

Nei 20 anni successivi che succede dunque?Facile 20 x 20 = 400.Ovvero con l’investimento iniziale di 100 l’investitore toglierà ricchezza finanziaria alla città per euro 400 portando il risultato netto ad un secco -300. La città dopo vent’anni sarà più povera sotto il profilo finanziario esattamente di tale importo.

Pariamo ora le classiche obiezioni: “ma non sono solo i genovesi che compreranno i prodotti dell’investitore”. Va bene, accolgo l’obiezione, vogliamo stimare che la metà dei profitti gli arrivino da turisti che comprano i suoi prodotti a Genova? Benissimo, per avere le stesse perdite per Genova semplicemente servirà il doppio del tempo, ma la città si impoverirà in ogni caso. L’investitore che non usa i suoi utili integralmente nel territorio dove investe drena ricchezza finanziaria da esso e la trasferisce al suo Paese. Porta via una somma maggiore rispetto al capitale originariamente investito.

La seconda obiezione è appunto “ma l’investitore reinveste i profitti nell’impresa”. Benissimo, in che percentuale? Anche qui tale dato incide al massimo solo sul tempo in cui comunque l’investimento ti impoverirà dal punto di vista finanziario. Se investi assumendo più dipendenti genovesi riduci il danno, se investi facendo appalti, che magari riguardano imprese che non hanno sede a Genova, nulla cambia. La ricchezza finanziaria non rientra in città.

Terza obiezione: “ma questi ci portano via carta (la moneta), ma creano opere reali che abbelliscono la città”. Questa è la sola obiezione fondata, ma qui apriamo al secondo concetto macroeconomico che devo spiegarvi. Se la mia bella città perde 20 euro l’anno di ricchezza finanziaria devo fare una cosa molto semplice, per non impoverirmi devo immettere almeno altri 20 euro nell’economia cittadina. Come posso ottenere questo risultato?O sono un comune esportatore ed ho aziende che vendono i propri prodotti fuori città (sottraendo ricchezze finanziarie agli altri che comunque per farsela sottrarre prima la devono creare),oppure posso reintegrare la perdita solo detenendo la sovranità monetaria: creando letteralmente dal nulla la moneta che mi è stata portata via e che risulta indispensabile per il normale funzionamento dell’economia. Come sappiamo la quantità di moneta in un circuito economico deve essere quella giusta, ovvero né troppa, né troppo poca.

Succedeva esattamente così fin quando l’Italia era un Paese normale. Se ad esempio le imprese di Milano vendevano i propri prodotti a Palermo lo Stato eliminava gli squilibri che si creavano trasferendo ricchezza finanziaria da Milano a Palermo o creandone di nuova in misura maggiore per la seconda rispetto alla prima. Lo stesso accadeva se l’Italia importava fuori dal Paese più di quanto esportava, era lo Stato a riequilibrare lo squilibrio con nuova moneta, che aveva l’ulteriore effetto di svalutare quella esistente potenziando così le esportazioni, dato il minor costo dei prodotti. Poi è arrivata l’UE, i vincoli di bilancio ed il divieto di attuare politiche espansive. Da allora l’investimento estero è solo un meccanismo che anno dopo anno ci rende sempre più poveri e consegna ogni scelta politica del nostro Paese nelle mani delle multinazionali che diventano un vero potere politico.

La povera Genova con queste ricette riuscirà nell’impresa di impoverirsi ancora più velocemente di quanto accade oggi. L’unica soluzione in questo contesto di politiche monetarie folli, potrebbe solo essere quella di vendere i prodotti di imprese genovesi all’estero, ma questo non è comunque sostenibile in ogni caso perché la competitività dei prodotti stessi sui mercati nazionali ed internazionali si otterrebbe solo abbassandone il prezzo. Purtroppo la componente principale del prezzo di un prodotto è data dai salari dei dipendenti che lo producono… Senza politiche espansive dunque c’è solo un futuro di schiavitù.

Ora avete capito? Ne riparliamo tra vent’anni…

E se avete davvero capito a questo punto dovrebbe nascere spontanea una considerazione. Nessun investimento ti arricchisce finanziariamente, neppure quello interno dove al massimo la quantità di moneta esistente nell’economia di un luogo resterà invariata (salvo che l’investitore interno non sia un esportatore e venda poi all’estero i suoi prodotti sottraendo moneta ad altri Paesi). I privati dunque usano la moneta messa a disposizione dalla collettività, creandola letteralmente dal nulla, ma non ne aumentano affatto la quantità complessiva, semplicemente la spostano.

Il privato è utile quando con la sua iniziativa, mossa da motivazioni spesso egoistiche, finisce con il creare beni reali migliorando la nostra società, ma ovviamente questo può accadere solo se lo Stato coordina, controlla e disciplina le sue attività, anche al fine di eliminare gli effetti deleteri di un egoismo eccessivo e mette a disposizione la giusta quantità di moneta senza la quale l’economia muore come un corpo senza sangue.

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Avv. Marco Mori, autore de “Il tramonto della democrazia, analisi giuridica della genesi di una dittatura europea” disponibile on line su ibs