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Giu 02

Il PD? Partito di estrema destra, fascista e xenofobo.

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Prima di arrivare al sodo di questo articolo vi devo alcune piccole definizioni, necessarie per seguirmi nell’inconfutabile ragionamento che seguirà e che farà arrabbiare gli elettori PD.

Ma d’altronde il loro voto a quel partito è dettato da mera ignoranza indotta da una pressante manipolazione mediatica.

L’ignoranza è, come vi ho detto più volte, il nemico primo da sconfiggere se vogliamo uscire dalla crisi economica. Dunque entrando nel merito, ed in estrema sintesi, si può dire che la caratteristica del fascismo era l’essere un movimento nazionalista, totalitario ed autoritario.

La xenofobia è invece, per definizione, l’avversione verso lo straniero. La destra, anche se qui la definizione univoca in realtà è assai complessa, è certamente caratterizzata dalla concezione “liberale” in ambito economico, concezione gradita alla borghesia (quando ancora esisteva), in contrapposizione rispetto alla tradizione della sinistra socialista ed anticapitalista.

Come dicevo questo modello non ha esaurito ogni destra che si è susseguita nella storia. Il fascismo infatti, pur nazionalista e totalitario, fu un vero avversario del super capitalismo. Dunque è innegabile che la concezione liberale non accomuna tutte le destre che si sono viste, sia ieri che oggi.

Ma d’altronde la distinzione destra e sinistra non può mai tener conto di tutte le sfaccettature e diventa sovente una semplice etichetta di regime. Ma in questo articolo voglio etichettare proprio il PD, seguendo lo stesso processo mentale con cui loro giudicano gli altri, e quindi in base ai dogmi di regime che non descrivono mai appieno una realtà che è ben più complessa e non riconducibile a definizioni secche.

Il risultato di questa operazione è quello del titolo, il PD diventa un partito di estrema destra, totalitario ed autoritario (ergo fascista) e pesantemente xenofobo. La connotazione all’estrema destra del PD è infatti palese, come palese è la deriva autoritaria e totalitaria che lo rende tecnicamente (e solo sotto  questo aspetto) fascista.

In sostanza il PD spinge il liberismo alla sua fase suprema, persegue pedissequamente le regole europee volte ad eliminare ogni ostacolo all’economia di mercato, chiaramente in barba al dettato costituzionale che imporrebbe il controllo, il coordinamento e la disciplina dell’economia a fini di interesse pubblico (artt. 41, 42 e 43 Cost.).

Inoltre è un partito diventato fortemente nazionalista, seppur su una scala diversa. Già nazionalista! Il nazionalismo del PD è anti italiano e trova la sua dimensione appunto in uno “Stato” più grande, l’UE. La dimensione di uno Stato infatti non incide sulla possibilità che esso attui una politica nazionalista, dunque una politica aggressiva verso i vicini e che, per portare avanti i propri interessi, non tenga conto di ciò che accade agli altri.

Potrebbe ad esempio diventare nazionalista il piccolo Lussemburgo (e finanziariamente parlando effettivamente lo è), come potrebbe esserlo la grande ed estesa Russia.

Non è la dimensione di uno Stato che impedisce il nazionalismo, sono le sue azioni a definirlo tale. Non è nazionalista chi vuole un’Italia nuovamente sovrana, lo è solo chi vuole utilizzare tale sovranità contro gli altri senza limitarla, nei suoi effetti esterni, a fini di pace e giustizia.

L’unica differenza tra un piccolo ed un grande Stato nazionalista è, casomai, che più uno Stato è grande e forte, più la sua eventuale condotta nazionalista, e conseguentemente aggressiva verso i vicini, diviene pericolosa. L’UE ha tutte le caratteristiche di aggressività internazionale proprie dei nazionalismi. Si pone in politica estera come unico baluardo di giustizia, sanziona chi non si allinea, fomenta colpi di Stato in paesi stranieri (vedi Ucraina), impone una politica economica mercantilista e fortemente competitiva diretta a sconfiggere i rivali (creando così le basi per futuri conflitti militari), pretende l’azzeramento della sovranità di chi la compone. È per definizione dunque uno spiccato nazionalismo.

Come ogni nazionalismo impone la sua ingerenza fuori dai confini, anzi il PD stesso ripete sempre come un mantra che si vuole stare in Europa per “contare”, che appunto per definizione significa dettare legge sugli altri. Il PD dunque è un partito nazionalista, ha solo cambiato bandiera.

Certamente il PD è poi fascista in quanto autoritario e totalitario. Il PD ha ignorato il deficit di rappresentatività democratica accertato dalla Cassazione n. 8878/14 di questo Parlamento. Ha continuato a condurre il Paese anche dopo il no al referendum di modifica costituzionale. Gli italiani hanno detto basta e il PD ha risposto: “ancora!”.

Ha promosso una serie di leggi dichiarate incostituzionali una dopo l’altra, tra cui anche la stessa nuova legge elettorale. Oggi, per la verità con la collaborazione di false opposizioni tra cui gli ormai osceni cinque stelle e la lega berlusconicentrica, sta approvando un’ennesima porcata, una legge elettorale con sbarramento al 5%. Crimine incostituzionale che priva di rappresentanza in Parlamento a milioni di italiani in barba al dettato costituzionale del voto diretto, eguale e personale.

Belli i tempi in cui la Costituzione si scriveva con un Parlamento eletto con lo sbarramento allo 0,5% per garantire la tutela effettiva ed il diritto di parola (e dunque di incidere) di ogni minoranza. Ma oggi siamo in dittatura e come tutte le dittature anche questa modifica la legge elettorale, cosa che per inciso si fa solo quando si sa di non essere più maggioranza nel Paese e si vuole comunque usurpare il potere politico mantenendolo indebitamente (come ricordo lo stesso Lelio Basso negli anni cinquanta).

Infine il PD è anche palesemente xenofobo. Odia gli stranieri ed impone le leggi razziali. Per il PD lo straniero è il povero, chi è povero non merita né diritti, né assistenza. L’ideologia liberista inquadra il povero come colpevole, esso va punito, perde cittadinanza. Le leggi razziali sono i vincoli di austerità che distruggono la società, discriminando in base al portafoglio le persone.

Al contrario servirebbero politiche espansive per mettere fine alle diseguaglianze, ma d’altronde per questo partito di estrema destra, fascista e xenofobo, la plebe è solo uno scomodo fardello di cui liberarsi in nome della grandezza di un imperialismo europeo.

In generale la stessa politica dell’accoglienza, che a determinate condizioni trova fondamento costituzionale con gli obblighi di solidarietà, non è compatibile con le politiche di austerità, provocando unicamente una guerra tra poveri che negli anni si accentuerà progressivamente e drammaticamente. Ci aspettano tempi sempre più cupi in mano a questo mix letale di criminali ed ignoranti.

Insomma oggi non c’è alcuna Repubblica da festeggiare, la Repubblica non esiste più, sostituita da un’oscena dittatura finanziaria in cui un partito autoritario e xenofobo sta distruggendo il popolo italiano.

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Avv. Marco Mori – Riscossa Italia, autore de “Il tramonto della democrazia, analisi giuridica della genesi di una dittatura europea” disponibile on line su ibs