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Giu 13

Lega nord: falsa opposizione o speranza per il Paese?

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Qualche mese prima delle amministrative, non ricordo la data esatta, mi recai a Milano con un gruppo di soci di Riscossa Italia per assistere ad una conferenza molto interessante, perché riuniva in un unico contesto Borghi, Bagnai, Zanni e lo stesso Salvini.

La conferenza trattò i temi a noi più cari, ovvero quelli della liberazione del Paese dalla dittatura europea, riscattando la sovranità e tornando all’applicazione della legalità costituzionale. Lo stesso Salvini mi stupì nel suo discorso, dando dimostrazione di aver compreso gli insegnamenti di Borghi e di essere pronto a superare i gravi errori del passato.

Salvini infatti concluse con un laconico: “mai più alleanze con chi in Europa siede al fianco della Merkel”, eloquente riferimento alla fine dell’alleanza con Silvio Berlusconi. Applausi di rito e rientro alla base con qualche certezza in più, forse alle politiche ci sarebbe stato un fronte unico con forze che hanno in mente l’uscita dalla dittatura finanziaria UE. Tempo prima avevo anche partecipato, in questo caso come relatore, anche ad un’altra conferenza, sempre organizzata dalla Lega nella mia Rapallo. Era stato invitato anche Claudio Borghi e si accennò ad una possibile alleanza per le amministrative di Genova. Rixi, nello specifico, presente all’evento mi disse in sostanza, “chiamami e parliamo della tua candidatura a Genova”, candidatura che in allora avevo già annunciato. Nulla di male, anzi fu piacevole.

Allora c’era aria di accordo. I migliori conoscitori in capo giuridico (certamente noi di Riscossa Italia, posto che i magistrati che affrontano il tema non possono fare politica direttamente) ed economico (Borghi e Bagnai) si uniscono per gli interessi nazionali. Quanto di più bello possibile con la speranza nel cassetto di una “Lega Italia”, che avrebbe saputo ripudiare i deliri del passato, che rendevano il partito davvero impresentabile e volgare, e contemporaneamente aprire a sinistra (l’invito a Bagnai lo provava), aspetto indispensabile per avere un fronte ampio e plurale che potesse davvero ambire a vincere alle politiche, mettendo nel programma anche la necessaria lotta all’ideologia liberista, genesi della dittatura finanziaria UE.

Il sogno è durato poco, anzi pochissimo e non feci mai la famosa telefonata a Rixi. Mentre il voto a Genova e nelle altre città si avvicinava fui costretto a rifiutare ogni dialogo per un semplicissimo ed ovvio motivo. Neppure il tempo di dire quanto ho raccontato sopra e Salvini si era già rimangiato tutto, tornando in coalizione proprio con quel Silvio Berlusconi che siede convintamente al fianco della Merkel in Europa. Ovvero ancora una volta alleato di colui che dovrebbe avere al massimo spazio nelle patrie galere, non già per le sue irrilevanti abitudini sessuali, ma per aver inserito il pareggio in bilancio in Costituzione, un palese delitto contro la personalità dello Stato, che evidentemente solo ignoranza e una paura diffusa impediscono alla Procura della Repubblica di Roma di perseguire.

Mi si disse, anche da una persona intelligente e preparata come Borghi: “le amministrative sono altro, non sono le politiche”. Ma la dichiarazione di facciata, da uomo di partito che secondo le vecchie e sciocche logiche deve saper ingoiare anche qualche boccone amaro nella speranza del cambiamento “dall’interno”, non è ovviamente condivisibile. Sono proprio i Comuni e le Regioni che subiscono gli effetti dell’austerità e che la concretizzano con tagli sempre più evidenti ai servizi fondamentali. Proprio un grande Comune o una Regione ribelle potrebbero cambiare nel volgere di pochi giorni il destino del Paese.

Dove si amministra sarebbe preferibile rischiare il commissariamento ad un amministrare eseguendo, in modo collaborazionista, gli ordini di Bruxelles. Anche per dare un forte segnale di ribellione ai cittadini. La scelta di governare in queste condizioni è solo legata a logiche di poltrone che la base del partito evidentemente richiede, non capendo presumibilmente una beneamata mazza (scusate la volgarità) di quanto Borghi va dicendo da anni.

Il risultato è che dopo i buoni risultati al primo turno, dovuti alle sciagurate politiche nazionali del PD e a quella che appare la deliberata volontà di affossare il movimento cinque stelle da parte dei suoi stessi vertici, azioni che hanno portato ad una massiccia astensione, la lega si trova ancora una volta incastrata a Berlusconi. Borghi dice che ora la linea la faranno loro, la linea che piacerebbe anche a Riscossa Italia, mentre Berlusconi risponde trattando la linea anti euro della lega, come il capriccio di un bimbo a cui serve dare una pacca sul sedere:“Sull’Europa abbiamo idee simili, solo che la Lega preferisce farsi interprete di paure diffuse, noi preferiamo cercare risposte praticabili”.

Insomma Berlusconi ribadisce di essere per quell’Europa diversa che, l’unanimità necessaria per la modifica dei trattati, rende nei fatti impossibile dietro il certo no della Merkel. Lega populista dunque e che utilizza le paure della gente per prendere i voti. Ma quelli con la testa e che decidono sono solo quelli di Forza Italia. Questo è lo scenario con cui si va ai ballottaggi nelle amministrative, scenario che porta con se nubi scurissime nel futuro del Paese. Dopo più di vent’anni sono ancora i medesimi schieramenti a confrontarsi con la granitica certezza che chiunque vinca, nulla cambierà e la troika la farà ancora da padrona.

Alle amministrative a questo punto mi toccherà quasi “tifare” per il PD, in attesa di processarne i vertici… Non dunque perché io pensi che sia la compagine migliore o che siano la soluzione, ma perché solo la sconfitta ai ballottaggi potrà evitare la coalizione Lega-Forza Italia alle politiche. Se questa coalizione dovesse resistere obbligherà le vere forze contrarie all’UE a correre da sole, con tutte le difficoltà mediatiche ed economiche del caso. Per i comuni e le regioni, anche con la vittoria del PD, non cambierebbe nulla, tutti si salveranno solo se l’Italia tornerà alle sue normali leve di sovranità con quella spesa pubblica necessaria ad erogare i diritti fondamentali.

La Lega in sostanza, che piaccia o meno, oggi ha il destino del Paese in mano. Può essere l’ultima speranza oppure il suo più grande nemico. Se saprà svoltare troverà con lei il fronte no euro totalmente compatto, da sinistra a destra per passare dai delusi della svolta europeista del cinque stelle. Un esercito di persone, tra cui noi di Riscossa Italia, che con un microfono in mano ed una telecamera delle TV nazionali davanti, potrebbero risvegliare in pochi minuti milioni di italiani dall’oblio… in par condicio non potrebbero fermarci.

Da questa scelta dipenderà anche il numero di elettori che parteciperanno alle politiche, questo fronte infatti attirerebbe nuovamente i delusi e sarebbe in grado di superare da solo il 50% più uno dei voti validi. Se Marco Mori, con un mese di par condicio a Genova, senza soldi, uomini e visibilità mediatica nazionale, prende 1442 voti, che può fare un fronte sovranista unito che parte domani schierando in campo i suoi uomini più bravi alla divulgazione nelle TV?

La domanda oggi è: la Lega saprà svoltare per il bene nazionale oppure le poltrone, ed il ruolo di leader assoluto che Salvini pare voler conservare, saranno ancora anteposti al bene comune?

In attesa della risposta noi ci prepariamo al congresso di settembre come se dovessimo correre soli, ma non dite che non abbiamo teso la mano agli altri… siamo a disposizione ma solo se l’euroexit è il primo e non negoziabile punto del programma!

Oggi più che mai ci sarà bisogno di uomini anziché di tifosi, se la Lega sceglierà B. spero che i sovranisti al suo interno vengano con noi… perché vorrebbe dire che la Lega resterà sempre quella della foto copertina di questa mia riflessione…

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Avv. Marco Mori – autore de “Il tramonto della democrazia, analisi giuridica della genesi di una dittatura europea”, disponibile on line su ibs.