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Lug 03

Gli Stati non falliscono, spieghiamolo agli ignoranti che ancora insistono…

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Le cessioni di sovranità compiute in favore del potere economico in questi anni hanno offuscato nella mente dei cittadini la stessa definizione di Stato. La gente non ha più la comprensione di cosa significhi detenere il potere d’imperio assoluto su un dato territorio.

In particolare ciò che ha determinato la retrocessione dello Stato al ruolo di qualsivoglia soggetto di diritto privato è stata la perdita della sovranità monetaria, ovvero il diritto supremo della nazione di emettere moneta, ovviamente creandola dal nulla e senza alcun tipo di copertura. Se uno Stato sovrano vuole costruire un ospedale si deve chiedere unicamente se ha materiali e uomini per farlo, non certo quanto costa… Uno Stato sovrano è il monopolista della moneta e la usa senza vincoli di sorta.

Tutti i moderni problemi economici derivano dalla perdita della facoltà dello Stato di avere il diritto di ultima parola in materia economica. In sostanza deve essere chiaro, proprio come è chiaro che uno più uno fa due, che uno Stato che può emettere la sua moneta è sempre solvibile.

Questo dato ha trovato conferma anche da dichiarazioni di giuristi di chiara fama, come l’ex Presidente della Consulta Zagrebelsky. Di recente poi anche la banca centrale europea ha specificato che il debito di uno Stato che può emettere la sua moneta non è mai soggetto a default. Dichiarazione che fa il paio con quella di mesi fa in cui Draghi ricordava come la BCE non possa mai finire i soldi, ovviamente perché li crea dal nulla.

Possibile che un concetto tanto banale oggi sia così difficile da capire? Se io creo moneta mi spiegate com’è possibile che possa fare default? Casomai potrò sovranamente decidere di non ripagare qualcuno, in esercizio del mio potere d’imperio, ma anche in quel caso è il creditore che perde i suoi soldi e non certo lo Stato.

Pensiamo all’Argentina. Ancorò la sua moneta (ma anche il suo debito pubblico) al dollaro, con un cambio fisso suicida, così perdendo il suo diritto di ultima parola. Il Paese entrò così in crisi, in quella crisi economica tanto agognata dai creditori per saccheggiarne ogni bene. Tuttavia non fecero i conti con il popolo argentino che si ribellò ritornando alla sovranità monetaria.

In occidente si parlo di default del Paese in quanto esso decise di non onorare il proprio debito pubblico, ma ovviamente questo è un falso clamoroso. L’Argentina non poteva onorare un debito in moneta che non era in grado di emettere dal nulla, l’Argentina falliva perché non era più uno Stato dotato di potere d’imperio. Riscattata la sovranità il Paese arrivò poi alla decisione di quali obbligazioni non pagare, ma a quel punto sarebbe stato in grado di estinguere ogni debito se avesse voluto.

Nel mio studio ho visto tanti creditori del Paese che lamentavano la non restituzione delle obbligazioni acquistate e volevano intentare azioni legali. Ma che succede in questi casi? Le azioni le abbiamo fatte contro le banche che hanno venduto prodotti a rischio all’insaputa dei risparmiatori, ma non certo contro l’Argentina contro la quale un privato nulla poteva fare.

Con quale autorità avrei potuto pignorare beni del Paese sudamericano? Quale esercito avrebbe reso esecutiva la sentenza? Capite la differenza tra uno Stato e un normale creditore? Se lo Stato decide di non pagarmi non c’è nulla, da un punto di vista giuridico, che potrei tentare. Non posso eseguire alcun titolo sul suo territorio, perché in esso lo Stato è il padrone assoluto.

Sul tema, le note sentenze USA in favore dei fondi avvoltoio fanno decisamente sorridere, e per uno Stato sovrano sono irrilevanti. Se gli USA, o meglio le multinazionali che il Paese protegge, volessero davvero i loro soldi dovrebbero usare l’esercito.

Ovviamente oggi l’opinione pubblica non darebbe mai il consenso ad una guerra mossa da ragioni economiche e allora l’azione dei creditori doveva essere più subdola. Occupare politicamente l’Argentina con l’insediamento di un governo favorevole ai creditori stessi e che con essi avrebbe collaborato, tradendo il proprio popolo.

Non ci sono alternative a queste due opzioni perché gli Stati sovrani non subiscono le influenze del diritto privato, sono organismi di diritto pubblico che dunque possono morire solo per eventi anch’essi di carattere pubblicistico, come guerre o rivolte.

La scelta di utilizzare governi collaborazionisti, che lavorino per i creditori, è diventata oggi una delle più gettonate in Europa e nel mondo intero. L’Italia dal 2011 ad esempio ha i propri creditori al governo, attraverso il ben noto colpo di Stato permanete guidato dalla finanza internazionale. Lo schema è quello dell’Argentina. Si crea un debito in una moneta che lo Stato non può creare dal nulla e lo si obbliga a scelte politiche che ne compromettono sempre di più sovranità ed indipendenza.

Ecco perché l’Italia oggi è in difficoltà e può fallire. Fallisce non certo per ragioni di diritto privato, ma per un evento di carattere pubblicistico, un vero colpo di Stato. Il governo non esercita la sovranità con cui potrebbe mettere fine alla crisi, ma si comporta come un commissario liquidatore che svende ogni bene nazionale per rincorrere un debito matematicamente inestinguibile e che aumenta di giorno in giorno.

Quindi vediamo il medesimo scenario che già abbiamo visto in Grecia e purtroppo nella stessa Argentina, anche di recente, quando dopo anni di ritorno alla sovranità, i poteri economici hanno imposto, in sostituzione del Presidente Kirchner, un nuovo governo fantoccio al servizio del creditori internazionali che ha subito ricominciato il saccheggio del Paese riportandolo nel baratro.

Se l’Italia fosse sovrana potrebbe tornare a gestire autonomamente la propria politica industriale e riorganizzare un Paese oggi gestito appositamente male al fine di regalare il controllo assoluto alla mafia finanziaria internazionale, la più feroce criminalità organizzata che si ricordi a memoria d’uomo e che ormai da decenni insanguina con sempre più arroganza il mondo.

Per mettere fine a tutto questo serve ovviamente riappropriarsi della nostra moneta, ma soprattutto spiegare alla gente la differenza tra uno Stato normale ed un qualsivoglia soggetto di diritto privato, differenza che purtroppo sfugge oggi ai più.

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Avv. Marco Mori, autore de “Il tramonto della democrazia, analisi giuridica della genesi di una dittatura europea” disponibile on line su ibs