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Nov 11

Sulla piena applicazione dell’articolo 4 della Costituzione della Repubblica Italiana.

Ho il piacere di pubblicare questo pezzo di Simone “Articolouno” Boemio. Trattasi di un’interessante disamina sull’art. 4 Cost., norma fondamentale e spesso dimenticata. Norma che come spesso sostengo, nei fatti, metterebbe al bando la finanza speculativa visto che ogni attività lavorativa umana deve concorrere al progresso spirituale o materiale della società. La speculazione fine a se stessa, pertanto, sarebbe un atto illecito. Nello specifico l’autore tratta il tema del reddito di base garantito, con riflessioni indubbiamente interessanti e che meritano spazio e dibattito.

 

 

La dicotomia “lavoro – reddito” che sta all’origine del pensiero liberista,

è ciò che consente al progresso scientifico di provocare disoccupazione, povertà e ingiustizia.

Il testo che segue descrive il più poderoso dispositivo (da attuare in combinazione ad altre misure) in grado di liberare gli Italiani dalla sudditanza liberista e, grazie all’istituzione del quale non volendovi rinunciare, mai più concederanno spazio a politiche liberiste, globalizzanti, anticostituzionali.

  • Principi ispiratori:

Secondo comma dell’articolo 4 della Costituzione della Repubblica Italiana che recita:

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”

Aforisma di Karl Marx che recita:

Da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni”

  • Preambolo

Ringraziando gli amici Giuseppe Mattoni e Luigi Pecchioli che hanno avuto il merito di andare oltre le mie resistenze iniziali nell’introdurmi all’argomento, contestualmente alla lettura di questo testo consiglio:

– la visione di questo interessante video sottotitolato in italiano (occorre attivare l’opzione): https://www.youtube.com/watch?v=ExRs75isitw&feature=youtu.be,

– di considerare, ad ogni passaggio del testo che segue, ciò che recita l’Art. 4 della Nostra Carta Costituzionale: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini, il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”

di tener presente che la questione dovrà essere affrontata, dalle istituzioni passando per la via democratica, quando torneremo a vivere in uno Stato sovrano e democratico che avrà spazzato via tutte le pseudo-riforme e le norme di stampo liberista degli ultimi decenni, che si sarà tirato fuori dal giogo dell’Unione Europea e che starà applicando la Costituzione originaria del 1948 (compreso l’Art.4 in toto) nell’ottica del perseguimento dell’impiego ottimale di tutti i fattori della produzione a disposizione del paese (e concessi dai cittadini), anche mediante il rientro in possesso di tutti quei fattori produttivi strategici che nell’attuale era liberista, sono stati ceduti improvvidamente ai privati.

In altre parole lo Stato democratico e sovrano che tutti noi auspichiamo, dovrà indiscutibilmente fornire opportunità di lavoro (anche e soprattutto finanziando tutti i servizi alla persona) così da provvedere all’eliminazione delle sacche di povertà ed emarginazione sempre più ampie nell’Italia colonizzata dalla U.E. e, contemporaneamente o appena successivamente, dedicarsi a chi proprio non ha attitudine o abilità al lavoro, ma magari ha una famiglia cui badare, un’arte da esprimere, uno scopo sociale da perseguire e non ultimi chi più drammaticamente soffre di patologie invalidanti, ecc., lasciando al contempo ai cittadini la libertà di stipulare obblighi economici reciproci i quali implicano, necessariamente, il diritto all’iniziativa privata.

Il tutto nell’adempimento di quanto impongono i principi costituzionali che prevedono, da un lato l’intervento diretto dello Stato nell’economia per bilanciare la tendenza del capitale verso il massimo profitto, generando come conseguenza lo sviluppo di una dinamica virtuosa tra gli egoismi privatistici e i bisogni collettivi e dall’altro il sostegno ai cittadini.

Infine puntualizzo a priori che il reddito di base (o reddito universale) di cui tratterò, non è per nulla assimilabile al reddito di cittadinanza di gran moda in questi giorni e di matrice liberista, che prevede la perdita di tale diritto in caso di rifiuto da parte del cittadino di un certo numero di offerte di lavoro, consegnandolo quindi nelle mani del “peggior offerente”, in altre parole, costringendolo ad accettare lavori di qualsiasi genere per importi che poco hanno a che fare con la dignità prevista in Costituzione, ma al contrario, è un dispositivo in grado di affrancare tutti i cittadini dallo stato di bisogno.

  • Introduzione

E’ un fatto che da quando siamo entrati nella modernità anche in tempo di relativa pace, con la più ampia disponibilità di risorse e tecniche, la povertà non solo continua a sussistere, ma tende ad aumentare in proporzione rispetto all’aumento dei profitti di chi detiene il capitale.

L’inarrestabile progresso tecnologico, sia pur indirizzabile da uno Stato democratico e sovrano a favore dei propri cittadini anche in considerazione dei limiti del mondo in cui viviamo, inevitabilmente innesca e accentua tutta una serie di problematiche legate alla minore necessità di posti di lavoro (anche di concetto) che, accompagnata dall’incremento della popolazione mondiale, a sua volta fa esplodere il problema della disoccupazione, inducendo i lavoratori a rinunciare a diritti acquisiti pur di lavorare e garantendo profitti sempre maggiori al capitale.

Anche in settori come l’insegnamento, la medicina, le opere pubbliche, l’informazione ecc., l’impiego umano verrà sempre più limitato dall’uso esasperato di macchine e computer destinati a eseguire operazioni sempre più complesse e lasciando a pochi il compito della mera sorveglianza, mentre l’incremento di lavoro impiegato nella costruzione e nella manutenzione delle macchine, non potrà mai compensare le perdite.

Non è certamente opinione superficiale e fantascientifica dello scrivente asserire che l’uso di futuribili mezzi di produzione renderà superfluo il genere umano ovviamente, ma piuttosto che lasciare che così tali potenti mezzi di produzione vengano acquisiti ed utilizzati esclusivamente dai privati per il loro profitto, significa consegnare le leve dell’economia a questi ultimi e con esse tutta la società.

Nell’Unione Europea, dove l’intervento pubblico nell’economia è in sostanza vietato, non è prevista alcuna forma di solidarietà e comunione, anzi queste sono espressamente negate dai trattati che regolano l’Unione stessa; la competizione è istituzionalizzata e perseguita a tutti i livelli: tra Stati, tra Enti, tra imprese, tra lavoratori, ecc.; la comunicazione tende a mettere tutti contro tutti; la democrazia è solamente di facciata; gli Stati non possono operare negli interessi dei cittadini a meno di indebitarsi con la finanza internazionale e l’indebitamento degli Stati ricade sui cittadini in una spirale inarrestabile verso il basso.

In un concetto: nell’Unione Europea l’esautorazione delle Costituzioni è un fatto indiscutibile che mostra ogni giorno i suoi frutti avvelenati.

Non solo, gli Stati stanno per essere sottomessi definitivamente al potere economico delle multinazionali con dispositivi come il trattato transatlantico TTIP, impossibile da realizzare senza la “copertura” dell’attuale costruzione europea e in presenza di veri Stati democratici e sovrani.

Pertanto, ciò che mi prefiggo di discutere con chi vorrà a seguito di queste righe, è un’ipotesi che, rafforzando il concetto di redistribuzione insito nella nostra Costituzione, potrà essere attuata unicamente successivamente al riposizionamento ai vertici dell’ordinamento e della vita dei cittadini italiani della Carta Costituzionale nella sua versione originale del 1948, quindi alla uscita del Nostro Paese dall’Unione Europea ed all’abrogazione di tutte le pseudo-riforme di stampo liberista degli ultimi decenni. Ovvero dal momento in cui la democrazia sarà ritornata a determinare le scelte pubbliche e lo Stato sovranamente avrà ricostruito il potenziale produttivo nei territori e perseguito la massima occupazione creando lavoro con retribuzioni di riguardo e orari commisurati alle esigenze del singolo lavoratore anche grazie al potenziamento del settore dei servizi alla persona.

Da ciò ancora, la necessità in primis di un impegno finalizzato al ripristino della legalità costituzionale, ove preveda una lettura in chiave futura dei principi universalmente validi contenuti nella Carta fondamentale redatta dai padri costituenti.

Ripeto a scanso di equivoci ed in altri termini: questa proposta non è attuabile in un regime oligarchico liberista, nelle attuali condizioni, con gli Stati impossibilitati a perseguire politiche di piena occupazione e di benessere diffuso, un eventuale reddito (che verrebbe emesso dal sistema bancario attualmente totalmente privato) rappresenterebbe un’elemosina elargita alla gente con lo scopo di soggiogarla e controllarne gli impulsi alla ribellione, oltre a determinare lo sfruttamento dei lavoratori da parte del capitale come già analizzato al termine del preambolo.

  • Il punto

Affinché si possa realizzare quanto segue occorrerà innanzitutto liberare da concetti moralistici intrisi di liberismo ed origine dello stesso (del genere “i soldi bisogna guadagnarseli”) il tema del lavoro e considerare tale anche il dedicarsi a doti personali, alle arti, alla conoscenza, al benessere dei propri cari, agli interessi della società.

Uno Stato, sebbene social-democratico e sovrano, che crei lavori alienanti e fini a se stessi (tipo “scavare buche per poi riempirle”) sarebbe visto comunque come un padrone ingiusto al quale ribellarsi.

Il reddito di base o universale, definizione:

Il reddito di base, detto anche universale, non è, come già spiegato, il reddito di cittadinanza, ma è un’erogazione monetaria, ad intervallo di tempo regolare, distribuita a tutti coloro dotati di cittadinanza e di residenza, in grado di consentire una vita minima dignitosa, cumulabile con altri redditi (da lavoro, da impresa, da rendita, ecc.), indipendentemente dall’attività lavorativa effettuata, dal sesso, dal credo religioso e dalla posizione sociale ed erogato durante tutta la vita del soggetto.

La presenza del reddito minimo universale non esclude, anzi prevede d parte dello Stato, oltre ad un forte investimento verso la ricerca, la fornitura di servizi al cittadino gratuiti legati a sanità, previdenza, istruzione, trasporti, acqua, ecc., nonché a un esaustivo piano di edilizia residenziale pubblico.

Unica condizione a fronte di questo diritto, tutti i cittadini abili e in età lavorativa dovranno rendersi disponibili ad affrontare le esigenze dello Stato attraverso un servizio civile o militare commisurato alle proprie capacità e sensibilità da ripetere ogni anno per un periodo di tempo limitato o in caso di emergenze nazionali durante, se necessario, tutto il corso di queste. Ciò ingenererà nelle donne e negli uomini così impiegati, attaccamento alle istituzioni, senso del dovere e nuove e utili abilità, il tutto nell’interesse di tutta la collettività.

La sua traduzione in legge dello Stato dovrà passare il vaglio democratico e, collateralmente ad esso, dovrà essere necessariamente ripristinato il controllo statale sui prezzi oltre che un indispensabile efficientamento e ammodernamento della funzione pubblica.

Il reddito di base o universale prevede:

  1. Un versamento in denaro a scadenza regolare. Dunque, né una somma versata una tantum, né un contributo per specifici servizi; La determinazione della sua entità dovrà essere stabilita da un’apposita commissione pubblica formata da rappresentanti di tutte le categorie, da quelli dei ministeri interessati, da quelli di camera e senato, ed in generale da rappresentanti degli organi statali e non interessati. Dovrà comunque essere commisurata alle esigenze delle persone in funzione delle condizioni dell’economia caratteristiche la sua “area di residenza” e dell’età dell’avente diritto.

  2. L’erogazione da parte di una comunità politica (Stato), che lo finanzia attraverso l’emissione di moneta sovrana, la tassazione generale, i ricavi dovuti alle attività delle aziende di Stato.

  3. Unico requisito richiesto per essere titolati a ricevere un reddito di base è la cittadinanza e la residenza stabile; in alcune proposte gli individui stabilmente residenti da un periodo di tempo lungo sono inseriti tra i beneficiari benché non ancora dotati di cittadinanza.

  4. Ancora le diverse proposte distinguono tra un reddito versato a partire dalla maggiore età da uno a cui si è titolati dalla nascita, in questo caso dovrà essere prevista una perequazione crescente in funzione dell’età e quindi delle necessità reali del soggetto che lo percepisce o dei suoi tutori

  5. Quando proposto come sostituto delle pensioni di anzianità, è inoltre generalmente previsto un assegno più sostanzioso in corrispondenza con il raggiungimento dell’età pensionistica.

  6. A differenza di molte delle politiche sociali attuali, determinate dal nucleo familiare, il reddito di base è un intervento di tipo individuale, che non subisce variazioni in riferimento al proprio status familiare.

  7. Il reddito di base è versato a tutti (cioè ai soggetti individuati nel punto 3 indipendentemente dalla propria condizione economica. Questa caratteristica, oltre a renderlo compatibile con i dettami costituzionali che non ammettono disparità di trattamento tra i cittadini, renderebbe i costi di gestione di un reddito di base, minimi se non inesistenti. Versato a tutti, esso sarebbe anche l’unico reddito a non essere tassabile, mentre ogni altra risorsa economica sarebbe tassata (tramite aliquote progressive) rendendo così possibile anche il recupero dello stesso reddito dai soggetti più agiati. 

  8. L’unica condizione personale richiesta per essere titolati a ricevere il reddito di base è la cittadinanza (o la residenza stabile). La mancata accettazione di un lavoro, quando offerto, non è da considerarsi quindi ragione sufficiente per decadere dal beneficio. Inoltre, trattandosi di un intervento monetario incondizionato, non esistono vincoli nell’utilizzo delle risorse economiche concesse salvo quello relativo alla partecipazione di attività di servizio civile o militare periodiche e limitate precedentemente accennate.

  9. Il Reddito di Base o Universale sarà impignorabile e verrà sospeso alla cittadina ed al cittadino in stato di detenzione.

Il reddito di base o universale ha questi scopi:

  1. Garantire la libertà dal bisogno di ogni cittadino.

  2. Annullare gli effetti del progresso tecnologico che rende progressivamente sempre meno indispensabile l’opera umana.

  3. Innalzare il livello di salari e stipendi in modo da eliminare ogni sfruttamento del lavoro.

Premettendo sempre che un programma del genere può essere unicamente applicato in caso di Stato sovrano e democratico, capace di generare lavoro ben retribuito e con un regime fiscale progressivo, una volta erogato il reddito minimo universale:

– una cittadina o un cittadino con ambizioni e bisogni particolari potrà lavorare con orari confacenti alle sue necessità e, percependo un reddito di riguardo, senza dover scendere mai a compromessi

– una cittadina o un cittadino con capacità artistiche, sportive, politiche, ecc. potrà dedicarsi ad esse con tranquillità concedendo i frutti del suo operato alla società tutta, senza alcuna pressione

– una cittadina o un cittadino che vorrà intraprendere un’attività imprenditoriale sarà libera/o di fare ricerca e sviluppare un’idea senza lo spettro incombente del fallimento

– una cittadina o un cittadino che sentirà la necessità di dedicarsi unicamente alla propria famiglia potrà farlo senza rinunce e sacrifici

– una cittadina o un cittadino che deciderà di “accontentarsi” e lasciare che il reddito di base sia la sua unica fonte di reddito … dovrà appunto accontentarsi.

A proposito di quest’ultimo concetto, vorrei precisare che, l’importo percepito col rdb (al quale vanno sommati tutti quei servizi fondamentali che lo Stato fornirà ai propri cittadini sopra elencati) sarà sufficiente a coprire solamente le necessità primarie e non consentirà acquisti di beni e servizi non essenziali alla vita; la sua entità quindi non coprirà i costi per l’acquisto e l’esercizio di: auto, dispositivi elettronici, beni mobili e immobili, ecc., ma solamente quelli legati alla sussistenza; quindi al sorgere di una particolare esigenza, l’interessato dovrà necessariamente lavorare per potersi permettere la spesa relativa. E’ noto che gli italiani sono un popolo di lavoratori creativi, che apprezza tutti quei piaceri che elevino la qualità della vita, oltre che essere molto spesso ambiziosi, cose che, per la stragrande maggioranza di essi, rafforzerà ingegno e propensione al lavoro.

Ma il più sottile ed al contempo forte tra i vantaggi che il reddito di base offre ai propri cittadini è certamente l’inibizione di ogni spinta prevaricatrice ora presente nel mondo del lavoro in virtù del fatto che nessuno più sarà disponibile ad essere sfruttato.

Per questo, un imprenditore che pretenderà di abusare dei suoi dipendenti o che investirà in tecnologia alienante il lavoro umano (mirando unicamente all’innalzamento della propria quota di profitto), non avrà vita facile perché il reddito di base sarà affiancato ad altri provvedimenti atti a salvaguardare i lavoratori secondo i principi costituzionali sia in tema di lavoro che in tema fiscale; quindi, per esempio, salario e stipendi minimi saranno, giocoforza, fissati dai contratti di lavoro pubblico, la tassazione sarà proporzionale al profitto e modulata in funzione delle spese per salari, stipendi e investimenti che comportano assunzioni e così via.

Il tutto in ossequio e secondo i dettami della Costituzione della Repubblica Italiana nella sua versione originale uscita dai lavori dell’Assemblea Costituente ed entrata in vigore il 1° Gennaio 1948.

Simone ArticoloUno Boemio