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nov 19

L’indipendenza “particolare” di BCE.

Soltanto gli ingenui quindi possono stupirsi del fatto, divenuto di dominio pubblico proprio in questi giorni, che i funzionari di BCE incontrino con frequenza banchieri privati prima di prendere decisioni chiave di politica monetaria, decisioni che così pesantemente influenzano le nostre vite. Il concetto d’indipendenza della banca centrale, previsto nei trattati europei, è infatti interpretato in modo assai particolare da quella che qualche burlone, chiama ancora “istituzione europea”. La banca è indipendente dagli Stati nazionali ma si sente, evidentemente, libera di trattare con quei gruppi finanziari di cui serve, con passione, gli interessi.

Le indiscrezioni del Financial Times del 3 novembre 2015, riportate dalla stampa nazionale (Il Giornale), ci hanno raccontato di plurimi incontri di membri del comitato esecutivo BCE (Yves Mersch, Benoit Coeuré), ed addirittura del vicepresidente della stessa (Vitor Constâncio), con gruppi finanziari privati. Tra di essi spicca UBS, BNP Paribas, Pimpco e niente meno che Algebris, il cui amministratore delegato, Davide Serra, è un grande amico di Matteo Renzi.

Oggi più è evidente e palese come l’allarme, già lanciato dai Padri Costituenti, sia più attuale che mai. Il potere economico, libero dal controllo e dal coordinamento dello Stato, è diventato un potere politico così forte, da superare gli Stati stessi, che così non sono più necessari ai mercati. C’è chi, come Mattarella, ha addirittura espresso soddisfazione per questo. Speriamo sia solo analfabetismo costituzionale e non malafede.

Ricordiamoci le parole dei Costituenti.

Aldo Moro:

(omissis…) osserva che è effettivamente insostenibile la concezione liberale in materia economica, in quanto vi è necessità di un controllo in funzione dell’ordinamento più completo dell’economia mondiale, anche e soprattutto per raggiungere il maggiore benessere possibile.Quando si dice controllo della economia, non si intende però che lo Stato debba essere gestore di tutte le attività economiche, ma ci si riferisce allo Stato nella complessità dei suoi poteri e quindi in gran parte allo Stato che non esclude le iniziative individuali, ma le coordina, le disciplina e le orienta. Esprime la certezza che da questo controllo economico, nello Stato democratico, non nascerà un totalitarismo economico né politico. Lo stato fascista non era uno Stato democratico, era anche nelle sue forme di controllo uno Stato delle classi capitalistiche, le quali non tutelavano gli interessi della collettività, ma tutelavano gli interessi della classe che rappresentavano.

Non è possibile permettere che gli egoismi si affermino, ma è necessario porre la barriera dell’interesse collettivo come un orientamento e un controllo di carattere giuridico. Ed è nell’ambito di questo controllo che lo Stato permetterà delle iniziative individuali, finché rientrino nell’ordinamento generale, di svolgersi liberamente. E queste iniziative individuali sono consacrate con il riconoscimento della proprietà personale

Gustavo Ghidini, che nel ricordare perché si scelse di porre l’utilità sociale come supremo limite alla proprietà privata, affermava:

È vero che sono affermati vincoli e limiti al diritto di proprietà. Ci sono limiti, perché non si vuole che si formino delle grandi concentrazioni di proprietà che sottraggono all’iniziativa privata grandi strati di produttori e costituiscono a un tempo delle potenze economiche tali che, se anche potessero condurre ad un grado di produttività più elevato, portano altresì a quella potenza politica che, non avendo altro intento che il vantaggio patrimoniale privato, disconosce e travolge gli interessi materiali, morali e politici della collettività scatenando quelle conflagrazioni che ci hanno portato alla miseria attuale.

Il “liberismo” non è una scelta politica, ma è la mera volontà di creare un mondo basato sui rapporti di forza economici invece che sulla democrazia.

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