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Nov 08

La Sicilia prova quanto il premio di maggioranza distrugga la democrazia

 
Ho letto varie analisi sulle elezioni in Sicilia. Certamente ha spiccato il dato dell’astensione, l’apnea economica, come da programma della grande finanza internazionale, allontana sempre più il popolo dalla politica. La maggioranza è quella che non si reca alle urne, quella che non vorrebbe eletto nessuno dei candidati. Ma ciò che secondo me davvero rileva è la totale assenza di comprensione da parte di quasi tutti i commentatori del concetto di cosa sia davvero la democrazia, ovvero di cosa significhi realmente il termine “governo del popolo” e di quale sia l’unica forma elettorale per realizzarlo.
In Sicilia si parla di vittoria schiacciante del centro-destra, ma al netto del dato già citato dell’astensione, non è affatto così. La maggioranza dei voti è andata in realtà al Movimento Cinque Stelle, che tuttavia resterà all’opposizione per la distorsione antidemocratica prevista dalla legge elettorale maggioritaria della regione Sicilia.
Il premio di maggioranza, a tutti i livelli, cancella la democrazia. Il Movimento Cinque Stelle, di cui di certo non sono un simpatizzante ma un durissimo critico per le posizioni morbide che ha assunto su euro e UE, ha in realtà vinto le elezioni. Il 26,70% dei votanti ha scelto il Movimento. Il distacco con il secondo classificato, Forza Italia, è addirittura di dieci punti percentuale. Segue poi il PD, staccato addirittura di tredici punti e via via gli altri.
La coalizione di centro-destra, complessivamente intesa, senza distorsioni dovute al premio di maggioranza pari nei fatti a sette seggi (6 di bonus più il Presidente), avrebbe avuto solamente 29 seggi. Ben al di sotto della maggioranza dei 36 necessaria a “governare” la regione mettendo a tacere ogni opposizione. Opposizione che a quel punto diventa di pura facciata, avendo unicamente il ruolo di semplice spettatrice.
Il vulnus democratico è clamoroso ed evidente, il partito che ha oggettivamente vinto le elezioni non avrà alcun ruolo in Sicilia, visto che la distorsione elettorale che provoca il premio di maggioranza consente a chi è minoranza di imporre le sue decisioni per tutta la legislatura senza alcun contraddittorio o confronto reale con gli altri eletti. Le assemblee regionali, il Parlamento siciliano come quello nazionale del resto, a queste condizioni sono svuotati di ogni significato essendo la minoranza, elevata illecitamente a maggioranza, a decidere sopra tutto e tutti. In un’epoca in cui stupidamente si invoca l’importanza del risparmio (come se la moneta spesa sparisse nel nulla anziché circolare), tanto varrebbe , data la loro inutilità pratica, chiudere ogni Assemblea o Parlamento e lasciare solo governi e giunte.
Il dato poi se valutato alla luce dell’astensione è sconfortante, prestate attenzione. Musumeci imporrà la sua volontà unilaterale in Sicilia nei prossimi anni con un consenso reale inferiore al 19%. Visto “a rovescio” il dato suona poi ancora più incredibile: avremo l’81% della popolazione reale della regione contraria alla maggioranza, ma che non avrà alcuna voce in capitolo sulle sue scelte. Il 19% governa e l’81% obbedisce… 
Se a voi tutto questo sembra normale allora non avete chiaro il concetto, anzi l’essenza stessa, di cosa sia la democrazia, di cosa significhi realmente “governo del popolo” e rappresentatività democratica. Nessuno deve avere un potere maggiore di quanto sia il reale spaccato del popolo che rappresenta, altrimenti si deve parlare tecnicamente di oligarchia, ovvero governo dei pochi.
Non importa porsi domande sulla “governabilità”, che per inciso non è un valore e che per definizione non può esistere in democrazia. Occorre prendere atto che questa non è, dal punto di viste formale e sostanziale (ma anche da quello semantico!), democrazia e come, in realtà, sia proprio la distorsione del principio di rappresentatività democratica che consente all’Unione Europea di imporre leggi sgradite alla maggioranza del popolo. Se ad esempio il popolo fosse rappresentato senza distorsioni in Parlamento non avremmo visto votare ed approvare le “riforme di Monti” o la Legge Fornero.
Se vi fosse, anche a livello centrale, il proporzionale puro (con voto di preferenza), la dittatura UE cesserebbe di esistere cinque minuti dopo ed i partiti più grandi si sfalderebbero immediatamente non avendo più alcuna ragione opportunistica per stare insieme con una disgregazione che significherebbe semplicemente un pieno ritorno alla democrazia. Torneremo ad avere partiti obbligati a lavorare per il popolo e non per la finanza, pena la mancata rielezione. Dunque anche l’egoismo politico, ovvero la voglia di avere “la poltrona”, troverebbe il sano bilanciamento e subirebbe l’indirizzo della sovranità popolare.
Fai il politico perché vuoi solo “la poltrona”? Benissimo. Tanto per averla dovrai comunque adempiere alla volontà dei tuoi elettori. Ecco come una democrazia è in grado di calmierare e contenere l’umano egoismo in tutte le sue sfaccettature. Questo è esattamente ciò che è avvenuto, che piaccia o meno ammetterlo, con quella prima Repubblica in cui l’applicazione della vera democrazia ci ha fatto grandi dal punto di vista sociale prima ancora prima che economico. 
Nessun partito della prima Repubblica poteva pensare di fare qualcosa di sgradito alla maggioranza del popolo e conservare comunque il suo potere grazie al fatto di contare sulla possibilità di rimanere maggioranza in virtù di un sistema elettorale distorsivo del voto. Ergo era il populismo a vincere, ovvero vinceva la volontà popolare, il popolo era pienamente sovrano! 
Questa situazione non poteva piacere ai centri del potere economico perché così, quando c’è democrazia, un singolo “ricco” vale quanto l’ultimo dei poveri. Ma ovviamente è sacrosanto e giusto che sia così. Qualche mente plagiata dalla propaganda a questo punto domanderà, mi sembra di sentirlo: ma allora USA, Gran Bretagna e Francia, dove sono in vigore sistemi maggioritari, non sono democrazie?
Non lo sono affatto! Sono tra i Paesi aggrediti dalla finanza ancor prima di noi e la cui sovranità è stata da tempo strappata al popolo. Non sono modelli da imitare ma modelli da cui stare lontani per risollevare il Paese. Sia chiaro non sono opinioni, poiché la democrazia è il governo di molti e non quello di pochi. Credete nell’oligarchia? Posso anche accettarlo, benché non condivida, ma abbiate la decenza di non raccontare in giro che essa è democrazia. Trovo un affronto spacciare per democratico ciò che non lo è minimamente.
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Avv. Marco Mori, autore de “Il tramonto della democrazia, analisi giuridica della genesi di una dittatura europea” disponibile su ibs.it

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