Feb 27

Quando si cambia una legge elettorale lo si fa solo per garantirsi una maggioranza che non c’è.

Dopo la deforma sulla Giustizia, con il Governo, che in nome e per conto dei mercati sovranazionali, agisce per legare mani e piedi ai pm con la “anglosassone” high court disciplinare, ecco che viene lanciata anche la nuova legge elettorale.

Cosa intende fare l’esecutivo? In nome del solito tema della governabilità si presenta una legge con premio di maggioranza che scatta ottenuti il 40% di voti. Ovvero la coalizione che prenderà più voti arrivando almeno al 40% godrà surrettiziamente della maggioranza nelle Istituzioni calpestando il principio di rappresentatività democratica. Nonostante la sentenza della Corte Costituzionale n. 1/2014 (seppur debole e già allora ben poco coraggiosa) restano anche i vergognosi nominati e non si torna al voto di preferenza.

Lelio Basso il 16 gennaio 1953 tenne un memorabile discorso contro quella che allora fu chiamata “legge truffa”, una legge elettorale che consentiva come quelle odierne di costruire una maggioranza che non rispecchiava il Paese, di costruire una maggioranza che non esisteva nella realtà.

Preliminarmente fu encomiabile la sua premessa su chi desideri realmente la governabilità e detesti un Parlamento davvero rappresentativo del Paese, premessa peraltro oggi più attuale che mai: Vi è, viceversa, un’altra tendenza, che è diffusa in tutti i paesi capitalistici ed è presente anche nel nostro, ed è la tendenza a regimi sempre più accentrati, perché la concentrazione della ricchezza, la concentrazione del potere economico esige come corrispettivo una concentrazione di poteri politici. Perché, quando in un paese dominano gli interessi di pochi grandi gruppi monopolistici, questi gruppi monopolistici hanno bisogno che la politica dello Stato rifletta direttamente i loro interessi, le loro volontà; hanno bisogno che il Governo esprima direttamente quello che essi vogliono e che lo attuiQuesti gruppi monopolistici non possono abbandonarsi alle fantasie sbrigliate della democrazia. Vi è, quindi, questa duplice tendenza che contrasta profondamente in tutti i paesi del mondo capitalistico”.

Basso chiariva infine che quando un governo tocca la legge elettorale lo fa solo per rimanere in carica, quando democraticamente non avrebbe più i numeri per farlo a momento eccezionale rimedio eccezionale, salus rei publicae suprema lex. Essendo naturalmente inteso che il momento e eccezionale soltanto perché il Governo corre rischio di non poter più disporre di una solida maggioranza nella prossima Camera, e il rimedio eccezionale consiste allora nel rinnovargli in modo affatto incostituzionale un mandato di fiducia, nell’affidare cioè le sorti del nostro paese – contro quelli che possono essere i risultati del suffragio popolare – alle virtù provvidenziali di un partito e di un uomo, perché la loro pretesa lealtà democratica darebbe tale affidamento che le si potrebbe addirittura consentire di strappare gli statuti della nostra democrazia”.

E’ oltremodo evidente che qualsiasi creazione un Parlamento che non rispecchi davvero le opinioni del Paese e che rappresenti tutti secondo la propria reale forza numerica, è per definizione un atto eversivo contrario alla democrazia. Non importa se nel 2014, una Corte Costituzionale, già pesantemente infiltrata dalla politica e frutto di una già avvenuta distorsione del principio di rappresentatività democratica, nel dichiarare incostituzionale il cd. “porcellum”, non ebbe poi il coraggio di andare fino in fondo.

Mentre la democrazia muore giorno dopo giorno è dovere dei pochi suoi difensori, e dei pochi che ancora conservano capacità cognitive autonome malgrado la propaganda, ribadire l’ovvio e chiamare i colpi di stato per ciò che sono. 

La democrazie esiste solo in un sistema proporzionale puro, senza alcuno sbarramento, con voto di preferenza e senza alcun premio di maggioranza. Solo così sarà possibile emanare leggi che sono davvero gradite al 50%+1 del Paese. Nel dibattito e nel compromesso, come la storia dimostra, sono sempre arrivati i migliori risultati. In democrazia l’Italia era una potenza industriale, un grande paese, sotto il regime della governabilità, ovvero dell’attitudine ad essere governati dai poteri economici sovranazionali, l’Italia sta rapidamente regredendo a paese deindustrializzato.

I governi di una settimana ci portavano benessere, quelli che durano anni portano miseria e distruzione. Tutta la classe politica è ormai complice, composta da camerieri del capitale, che hanno un solo scopo, preservare la loro posizione di privilegio, azione che comporta la pedissequa esecuzioni degli ordini dei propri sponsor. Nessuna differenza tra falsa destra e falsa sinistra, entrambe lavorano per il capitale.

Ma vediamo cosa dice la Costituzione repubblicana in merito all’esercizio del diritto di voto e perché solo un ignorante o un venduto possa negare l’evidenza, ovvero che ogni sistema distorsivo della rappresentatività democratica sia sempre e comunque un atto eversivo.

Art. 48 Cost., secondo comma: Il voto è personale ed eguale, libero e segreto.

Il voto poi deve essere diretto sia per la Camera che per il Senato, come sancito dagli artt. 56 e 58 della Carta.

Davanti a questo chiarissimo dato testuale, che semplicemente traduce in norma l’essenza di una democrazia, che non è quella di avere un dittatore a tempo al comando (che per di più oggi serve il capitale anziché il Paese), nessuno può negare che l’uguaglianza del voto determini l’impossibilità di attribuire premi di maggioranza ed impedisca la creazione di soglie di sbarramento che annullano il voto stesso. Se c’è una distorsione della rappresentatività il mio voto non conta quanto quello di un altro, il mio voto viene annullato o addirittura cancellato ed attribuito ad altri, come avviene quando si cancellano i voti di chi non ha superato la soglia di sbarramento. Infine il fatto che il voto debba essere diretto implica la facoltà di scegliere appunto direttamente i propri rappresentati, ma laddove vengono introdotti listini bloccati il voto dei cittadini diventa indiretto, è la segreteria di partito a scegliere chi diventerà parlamentare e lo farà in base all’obbedienza che questo individuo garantirà.

Allora chiederei almeno la decenza di non negare le proprie azioni a chi rifiuta il sistema che ho descritto e che la Costituzione impone a prescindere dalle eventuali diverse posizioni di una Corte Costituzionale ormai totalmente politicizzata e pertanto priva di credibilità. Abbiate il coraggio di non dire ancora che in questo Paese vige la democrazia. Siamo un regime e raramente i regimi cadono pacificamente purtroppo… non è una minaccia ma, da padre, la mia più grande preoccupazione…

avv. Marco Mori