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apr 03

Per un’Italia libera dai vincoli europei ed al fianco dei più deboli: il programma per la liberazione di Genova.

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Abbiamo da tempo annunciato il programma locale di Riscossa Italia in sintesi. A poco più di un mese dal deposito della candidatura elettorale inizio a fornirvi maggiori delucidazioni su di esso e su come porteremo la lotta all’UE anche a livello locale, discostandoci completamente da tutte le forze politiche che si riempono la bocca di “balle” con cui cooptano i cittadini. Siamo in guerra, una guerra economica dichiarataci dai grandi poteri finanziari sovranazionali, un programma locale che non tenga conto di questo è solo un programma redatto da inutili idioti.

Vi ripeto in sintesi i nostri punti programmatici, per poi passare all’esame del primo in questo articolo.

1. Piena applicazione dei principi fondamentali della Costituzione, in conformità della sentenza della Corte Costituzionale n. 275/16. L’erogazione dei diritti incomprimibili non può essere limitata da qualsivoglia esigenza di bilancio, il patto di stabilità interno verrà dunque rifiutato con forza e sarà violato, opponendo ogni eventuale sanzione davanti alle autorità giudiziarie preposte;

2. Messa in sicurezza della città a tutti i livelli ed a prescindere da ogni disponibilità di cassa. La tutela dei diritti incomprimibili obbliga lo Stato a trasferire al Comune le risorse necessarie, Stato che riscattando la sovranità monetaria, non avrebbe alcun problema di cassa. Basterebbe disporre nuovamente di una Banca Centrale, che tornasse ad essere la necessaria prestatrice illimitata di ultima istanza. Se lo Stato non deciderà in tale senso, sarà una sua scelta politica, fonte di responsabilità, sia sotto il profilo penale che civile;

3. Rigetto dell’insensata politica dell’accensione di prestiti da parte dell’amministrazione comunale. I soldi per il normale funzionamento dei servizi e per l’erogazione dei diritti incomprimibili devono arrivare dallo Stato, non devono certamente essere chiesti in prestito, con un danno enorme in termini di interessi da corrispondere. Il Comune non è un’azienda, ma un’amministrazione pubblica che può (e più spesso deve) operare in deficit di bilancio;

4. Mantenimento dell’abolizione delle imposte indirette sulle prime case dei cittadini (salvo quelle di lusso), in quanto palesemente incostituzionali;

5. Introduzione di una moneta complementare, placebo che tuttavia a livello locale darebbe un minimo di sollievo, in attesa che l’Italia torni alla propria moneta;

6. Moratoria agli sfratti ed ai pignoramenti immobiliari, su tutto il territorio del Comune, nei confronti dei cittadini che non dispongono di un reddito sufficiente a trovare un’altra abitazione. Le banche attenderanno a riavere i propri soldi. Quanto ai privati danneggiati da questo provvedimento, essi riceveranno un’equa indennità dal Comune per l’occupazione del proprio immobile ed otterranno la completa esenzione da ogni tributo in riferimento ai beni bloccati;

7. Assistenza a tutti coloro che sono privi di vitto ed alloggio, in conformità al disposto dell’art. 38 Cost.

8. Stop ad ogni privatizzazione ed a qualsiasi vendita dei beni Comunali, recupero di quanto già alienato, o anche di ciò che è stato semplicemente dato in gestione ai privati;

9. Ritorno al numero chiuso per le le licenze relative alle attività commerciali da fissarsi per ogni settore merceologico sulla base della domanda di quel particolare bene o servizio.

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PUNTO 1 – Per una Genova libera dai vincoli europei ed al fianco dei più deboli.

La Corte Costituzionale, con sentenza n. 275/2016, è intervenuta in una fattispecie di estremo interesse, che riguardava in particolare una legge della regione Abruzzo, che limitava il rimborso ai cittadini del costo del servizio di scuolabus in favore di disabili alle disponibilità di bilancio, in forza del consueto dogma del “non ci sono i soldi”.

Tuttavia, lo ripeteremo con forza a Genova, il “non avere i soldi” è una mera scelta politica ed è una scelta politica illecita, sia sotto il profilo civile che penale. Il Comune di Genova, con Riscossa Italia al timone, agirà in giudizio contro lo Stato per far valere i propri diritti e soprattutto quelli dei propri cittadini da troppo tempo vessati dal regime violento della finanza internazionale.

Se lo Stato avesse conservato la sua sovranità monetaria, il denaro sarebbe per definizione illimitato perché potrebbe crearlo, come normale ed ovvio, letteralmente dal nulla, come ben spiega anche l’ex Presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky. Non ci sono pericoli che l’erogazione dei servizi fondamentali in deficit possa creare inflazione, visto che oggi siamo nella situazione opposta, di deflazione o comunque di bassissima inflazione. Tale dato macroeconomico dimostra inequivocabilmente che nell’economia reale c’è meno moneta di quanta ne servirebbe per scambiare beni o servizi e dunque chiedere sacrifici ai cittadini è economicamente controproducente, abbiamo bisogno di politiche fortemente espansive.

Gli economisti che vi dicono il contrario sono solamente ignoranti, oppure sono in grave malafede.

La Corte Costituzionale nella citata sentenza, si è avvicinata molto alle posizioni sopramenzionate dichiarando l’incostituzionalità delle norma che subordinava un diritto incomprimibile al bilancio, sancendo espressamente che, al contrario, è il bilancio a doversi adeguare all’erogazione dei diritti inalienabili. Benché la pronuncia non arrivi fino al punto di mettere al bando il ben noto patto di stabilità interno imposto dall’UE (d’altronde non era questo l’oggetto della causa), che impedisce l’erogazione, anche in deficit, dei servizi fondamentali, risulta chiaro che questo precedente che ci darà la legittimazione necessaria a portare avanti il nostro programma e seguire la “linea dura” della difesa delle garanzie costituzionali.

Prima si dovranno erogare senza limiti di spesa i servizi fondamentali, poi ci si potrà occupare del bilancio, e se non si arriverà al pareggio pazienza, fermo restando che non chiederemo un euro in più di tasse ai cittadini, in nessun caso.

Se è il bilancio a doversi adeguare all’erogazione di tali servizi è chiaro che il pareggio di bilancio nell’anno viene giuridicamente meno ed il tema di dove recuperare le risorse slitterà inevitabilmente, in attesa che a Roma qualcuno capisca che è indispensabile riscattare la nostra sovranità e che non è possibile chiedere ad un Sindaco di tassare di più quanto già avviene. L’attuale livello di tassazione supera i limiti dell’art. 53 Cost. e provoca l’effetto inverso di causare un calo nel gettito ad ogni incremento della pressione fiscale, che la Corte dei Conti provi a dimostrare il contrario. Chi aumenta ancora le tasse oggi crea un danno erariale diretto ed immediato. Qualcuno dovrebbe rivedersi la curva di Laffer, la pressione fiscale, portata oltre ad un certo limite, provoca come conseguenza matematica il calo del gettito e non già un aumento dello stesso.

Ad ogni buon conto tale quadro giuridico consentirà di respingere ogni tentativo del governo centrale di imporci il rispetto della follia del patto di stabilità interno ed in ogni caso, se dovessimo subire il commissariamento per aver garantito i più deboli, esso sarà impugnato davanti agli organi competenti e lo faremo a testa alta. Se a Roma vogliono imporci la dittatura di Bruxelles, che abbiano la decenza di farlo con un loro uomo, magari con un commissario prefettizio, e non chiedano il lavoro sporco ad un Sindaco eletto.

Pertanto i diritti di cui alla parte I della Costituzione saranno erogati assumendo impegni di spesa senza curarsi in alcun modo del patto di stabilità interno, chiedendo al governo centrale le eventuali differenze di cassa necessarie, pronti a trascinarlo in giudizio per ottenerle. Spenderemo quindi senza rispettare quei limiti precostituiti che trasformano la nostra società in quella che Keynes chiamerebbe la parodia dell’incubo di un contabile. Spenderemo secondo le reali necessità, per tutelare disoccupati, invalidi ed anziani, per garantire a tutti i livelli la sicurezza nella città, per erogare servizi fondamentali irrinunciabili, come ad esempio lo smaltimento dei rifiuti urbani.

Libereremo Genova dai vincoli europei pensando ai più deboli. 

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Vi aspettiamo sabato 8 aprile al nostro point di via Certosa 18 rosso per l’inizio della raccolta delle cinquecento firme necessarie alla nostra partecipazione elettorale e ad iniziare la battaglia che abbiamo intenzione di intraprendere. Dateci il vostro supporto, abbiamo bisogno di voi!

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Avv. Marco Mori – Riscossa Italia, autore de “Il tramonto della democrazia, analisi giuridica della genesi di una dittatura europea” disponibile on line su ibs.