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Ago 11

Flat tax, una sciocchezza in salsa liberista.

La flat tax è da tempo uno dei cavalli di battaglia della Lega Nord ed è facile immaginare che sarà inserita nel programma del centro destra per le politiche 2018.

La flat è un sistema fiscale ad aliquota fissa al 15% che, a dire di alcuni esponenti della Lega Nord, diventerebbe progressiva con un sistema di deduzioni fisse di 10 mila euro. Così si supererebbe l’eccezione di incompatibilità di tale modello con l’art. 53 Cost.

Ebbene la flat tax, nonostante un sistema di deduzioni fisse che la rende progressiva nelle fasce medio basse di reddito, è una sciocchezza enorme, un vero regalo alla finanza internazionale che ci sta già comandando a bacchetta.

Nessuno nega che una riduzione del peso fiscale è indispensabile per il Paese. Dopo oltre vent’anni in cui lo Stato tassa più di quanto spende è necessario invertire la tendenza riportando il carico del fisco a livelli normali. Ovviamente tornando a fare deficit da finanziare sovranamente.

L’idea di abbassare le tasse quindi, in linea di principio, mi piace e consentirebbe effettivamente di rilanciare l’economia del Paese, lasciando nell’economia reale la quantità di moneta necessaria al suo corretto funzionamento. Ma il solo lasciare abbastanza moneta nelle tasche dei cittadini non basta, occorre vedere anche come questa moneta si distribuisce.

La Lega difendeva la flat tax dicendo, come vi ho detto, che con il sistema di deduzione fissa essa era fortemente progressiva. Ma l’assunto è falso poiché questa progressività riguarda soltanto le fasce di reddito inferiori e sfuma fino ad azzerarsi man mano che le entrate aumentano.

Facciamo alcuni esempi. 10 mila euro di deduzione su un reddito di 15 mila comportano una tassazione al 15% su soli 5 mila euro. Se il reddito è di 20 mila, saranno 10 mila euro ad essere tassati così. In queste fasce reddituali la flat così impostata è fortemente progressiva, il peso effettivo del fisco in termini percentuali sale proporzionalmente al reddito complessivo.

Tuttavia se saliamo ulteriormente nei redditi la progressività sfuma fino ad azzerarsi completamente. Chi guadagna 100 mila euro sarà tassato con aliquota sostanzialmente identica a chi guadagna 1 miliardo. A 100 mila euro infatti, con deduzione fissa di 10 mila, sarò già tassato effettivamente al 13,5%, ovvero con aliquota già vicina al massimo consentito. Se invece guadagnerò un milione di euro con la deduzione fissa sarò complessivamente tassato al 14,85%. Differenza insignificante davvero.

La difesa dei promotori della flat a questo punto, non potendo negare l’assenza di progressività “in alto”, è che anche quella del sistema attuale cessa a questi livelli di reddito. Ma ovviamente questo non finisce con il legittimare la flat, ma evidenzia casomai come anche l’attuale sistema tributario nazionale non sia stato adeguato alla modernità. Non è stato in grado di impedire l’accentramento costante di capitali nelle mani di sempre meno persone. Se l’1% della popolazione detiene il 99% della ricchezza è evidente che si debbano cambiare le cose.

I Padri Costituenti volevano evitare i grandi accentramenti di capitale poiché, anche fossero stati vantaggiosi economicamente, diventano per definizione un potere politico che non avendo altro intento che il profitto finisce con il travolgere la democrazia. L’iniziativa privata non doveva e non poteva svolgersi in contrasto con l’interesse pubblico, la proprietà stessa doveva avere una funzione sociale ed essere accessibile a tutti (artt. 41 e 42 Cost.).

Proprio l’aver sposato logiche liberiste, tradendo la nostra Costituzione e la sua parte economica, ci ha portato nell’attuale crisi. Per evitare che la ricchezza si accumuli nelle mani di pochi, con relative conseguenze catastrofiche sulla democrazia e sulla qualità di vita di tutti, occorre rendere sconveniente, anzi impossibile, avere redditi superiori a determinati importi.

In sostanza la flat potrebbe andare benissimo fino a redditi anche medio alti, ma non può trovare applicazione ai grandi gruppi. Chi fattura centinaia di milioni di euro annui o addirittura miliardi va bloccato nella sua espansione, deve essere obbligato a spacchettare. La democrazia non può resistere a simili poteri economici che inevitabilmente finiscono con il controllarla. E se l’egoismo prende il timone del mondo la catastrofe è sempre certa, è solo una questione di tempo.

Questo ragionamento va poi mitigato con l’ulteriore osservazione che laddove, per esigenze di interesse pubblico, fosse comunque necessario gestire imprese di dimensioni che per definizione diventerebbero troppo potenti economicamente, la loro proprietà dovrà rimanere in mano allo Stato a finché gli utili si ripartiscano equamente, al fine di impedire che singole persone possano determinare l’agenda politica del Paese. Certi settori poi, come il credito ad esempio, per definizione (e per la verità per Costituzione) sarebbero dovuti rimanere sotto il controllo pubblico.

La flat in definitiva sarebbe il più grande regalo che il Paese potrebbe fare alla finanza internazionale e costituirebbe un passo ulteriore verso la fine della nostra Repubblica. Addirittura con sovranità monetaria piena la flat farebbe farebbe si che ogni politica espansiva finirebbe, in ultima istanza, per accrescere i patrimoni di pochi, lasciando al resto della popolazione le briciole. Un assetto che ovviamente avrebbe poi le consuete conseguenze politiche: mantenere un’oligarchia finanziaria al timone del Paese.

La verità è che c’è da rifare la società. O lo facciamo ora democraticamente o si distruggerà da sola e sarà il caos a plasmare il modello socio-economico del prossimo secolo…

Avv. Marco Mori, autore de “Il tramonto della democrazia, analisi giuridica della genesi di una dittatura europea”, disponibile on line su Ibs.