«

»

Mar 03

Appello a Mattarella: Presidente ripristini la legalità costituzionale!

th5

Pubblichiamo, con l’auspicio che il nuovo Presidente della Repubblica possa riscontrare, la lettera degli Avv.ti Marco Mori e Giuseppe Palma.  Al Presidente Mattarella chiediamo: non si inchini agli interessi della finanza e ripristini la piena legalità Costituzionale.

La missiva è stata inviata a mezzo raccomandata a/r in data odierna e si trascrive in integrale:

Milano, lì 02 marzo 2015

Egregio Sig.

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Sergio MATTARELLA

c/o Palazzo del Quirinale

Piazza del Quirinale

00186 Roma

Lettera raccomandata a/r

Oggetto: Come i Trattati dell’UE, le cessioni di sovranità e l’Euro hanno palesemente tradito la nostra bellissima Costituzione, costata milioni di morti.

Egregio sig. Presidente della Repubblica,

anzitutto ci scusi per il disturbo, e tantissimi auguri per la Sua elezione a Capo dello Stato.

Scriviamo la presente per segnalarLe come i Trattati dell’UE, le cessioni di sovranità e l’Euro hanno palesemente tradito la nostra Costituzione – costata milioni di morti – sulla quale Lei ha prestato giuramento dinanzi al Parlamento riunito in seduta comune.

Il nostro lavoro è svolto con metodo scientifico, quindi non rientra nella cornice dell’espressione del libero pensiero, bensì nello spazio – molto più ampio e senza cornice – della libera ricerca scientifica non accademica.

Le inviamo la presente sottoscritta da entrambi, ma non siamo uno studio associato. Siamo due pacifici “carbonari” della DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE, quindi “partigiani” dei Principi Fondamentali e della Parte I della Costituzione.

La prima parte della presente lettera è scritta dall’Avv. Giuseppe Palma, mentre la seconda dall’Avv. Marco Mori:

  1. Prima parte, a cura dell’Avv. Giuseppe PALMA:

Egregio Sig. Presidente,

è mio desiderio portare alla Sua cortese attenzione quelli che sono i gravissimi aspetti di criticità del rapporto tra i Trattati europei e la nostra Costituzione.

Non è mia intenzione né annoiarLa né farLe perdere del tempo, ma è necessario che io Le espliciti quanto meno alcuni dei principali aspetti di criticità.

La mia passione per il Diritto costituzionale mi ha spinto a pubblicare diversi scritti, tra i quali una monografia riguardante un personale progetto di riforma alla Parte Seconda della Costituzione, un articolo avente ad oggetto un personale progetto di riforma della legge elettorale, oltre ad un pamphlet attraverso il quale ho approfondito – facendo ricorso al cosiddetto metodo scientifico – il rapporto tra i Trattati dell’UE e la nostra bellissima Costituzione.

A tal proposito appare evidente, sig. Presidente, come i Trattati europei (e da ultimo il cosiddetto Trattato di Lisbona) abbiano sostanzialmente esautorato la nostra Costituzione, rendendo quest’ultima del tutto secondaria rispetto alla forza dei Trattati.

Nello specifico, limitandomi ad argomentare uno solo dei principali aspetti di criticità del rapporto di cui sopra, vorrei richiamare la Sua attenzione in merito alla cosiddetta funzione legislativa, la quale, a seguito della Rivoluzione francese, è sempre stata “consegnata” ad un’Assemblea eletta dal popolo, prima con criteri di censo e successivamente a suffragio universale e diretto (e quante persone sono morte per questo!).

Secondo quanto previsto dai Trattati europei, la funzione legislativa è esercitata – nella sostanza – dal duo Commissione europea/Consiglio dell’Unione Europea. In pratica la Commissione – che esercita il potere esecutivo – ha anche la titolarità dell’iniziativa legislativa, cioè sottopone sia al Consiglio dell’UE che al Parlamento europeo le proprie proposte degli atti giuridici da adottare e, nella sostanza, il Consiglio adotta l’atto uniformando quasi sempre la sua posizione alla proposta della Commissione. Nella realtà, infatti, benché sia formalmente prevista una procedura legislativa consistente nell’adozione congiunta dell’atto da parte di Consiglio e Parlamento (che in passato era chiamata “procedura di codecisione”), quest’ultimo (cioè il Parlamento) è di fatto esautorato da quella che dovrebbe essere la sua “funzione naturale”, cioè l’esercizio della potestà legislativa (fare le leggi). L’aspetto drammatico è quello che sono morte milioni di persone perché si giungesse alla conquista del sacrosanto principio democratico che a fare le leggi fosse esclusivamente un’assemblea eletta direttamente dal popolo ed esercitante la sovranità popolare, ma, con l’avvento dell’Unione Europea, tale principio è stato quasi del tutto calpestato e tradito. La conquista democratica del binomio inscindibile “Parlamento eletto – Legge” ha quindi avuto attuazione attraverso le disposizioni contenute in ciascuna delle Costituzioni nazionali degli Stati membri dell’Unione, ma i Trattati dell’UE (per ultimo il cosiddetto Trattato di Lisbona) ne hanno – non solo sostanzialmente – evirato l’essenza! Il Consiglio dell’Unione Europea, infatti, è composto dai ministri di ciascuno degli Stati membri che il popolo non ha scelto direttamente (e che il più delle volte neppure conosce), e stesso discorso dicasi anche per la Commissione, un organismo potentissimo i cui membri non sono eletti da nessuno e che è composto – nonostante una modifica intervenuta in tal senso con il Trattato di Lisbona – da un cittadino per ciascuno Stato membro in rappresentanza dello Stato medesimo.

Riassumendo questi concetti, è bene ricordare che la Commissione europea (esercitante sia il potere esecutivo che l’iniziativa legislativa) e il Consiglio dell’UE (esercitante la funzione legislativa), essendo entrambi composti da membri non eletti dai cittadini, sono quasi totalmente immuni dagli eventuali “scossoni” scaturenti dai processi elettorali. In tutto questo, che ruolo ha il Parlamento? Pur essendo l’unica Istituzione europea eletta direttamente dal popolo, e quindi alla quale sarebbe dovuta legittimamente spettare – come ci insegnano le conquiste democratiche costate milioni di morti – l’esercizio esclusivo della funzione legislativa, svolge sostanzialmente il ruolo di “assistente” alle decisioni del duo Commissione – Consiglio! Per di più, considerato che i due grandi partiti europei sono il PSE (Partito del Socialismo Europeo) e il PPE (Partito Popolare Europeo), in Parlamento v’è e vi sarà sempre la maggioranza assoluta per non bloccare le decisioni della “premiata ditta” Commissione – Consiglio!

E non è finita qui: mentre la nostra Costituzione prevede che il Governo (al quale è affidato sia l’esercizio della funzione esecutiva che l’iniziativa legislativa) debba godere necessariamente della fiducia del Parlamento (altrimenti non può esercitare a pieno le sue funzioni ed è addirittura obbligato a dimettersi), in Europa non è così! Il Parlamento europeo, nella sostanza, non vota e non revoca la fiducia alla Commissione (e neppure al Consiglio), quindi la Commissione esercita la funzione esecutiva e l’iniziativa legislativa unicamente per volere di coloro che hanno scritto i Trattati e senza alcun controllo – neppure indiretto – da parte dei rappresentanti del popolo. Può sembrare una barzelletta, ma è esattamente la realtà! Il Parlamento europeo ha solo il diritto di eleggere (a maggioranza dei suoi membri) il Presidente della Commissione europea e, successivamente, di esprimere un “voto di approvazione” nei confronti della Commissione, voto che – da un punto di vista tecnico – non equivale affatto al voto di fiducia così come previsto dal nostro ordinamento costituzionale. Per quanto riguarda, invece, il voto di sfiducia, i Trattati prevedono una “mozione di censura” che, nella pratica, è volutamente inattuabile!

E’ pur vero che – nella forma – i Trattati europei (quindi da ultimo il Trattato di Lisbona) assegnano a Consiglio e Parlamento l’esercizio congiunto della funzione legislativa, ma è altrettanto vero che – nella sostanza – il Parlamento europeo non esercita a pieno la funzione legislativa come invece avviene per tutte le assemblee legislative di ciascuno degli Stati membri. Il Parlamento europeo ha – di fatto – un misero ruolo di “compartecipe” o – come piace definirlo a me – di “notaio in differita”. A questo punto, visto che gli atti legislativi dell’UE (quantomeno il Regolamento) prevalgono sugli atti legislativi dei Parlamenti nazionali, non si può nascondere che la procedura di adozione dei primi è sicuramente di gran lunga meno democratica (e quindi meno garantista nei confronti delle minoranze) della procedura di adozione dei secondi. Delle due l’una: o chi ha scritto i Trattati era un ignorante, cosa che escludo a priori, oppure è stato portato a compimento un pianificato tradimento (per non dire di peggio) nei confronti dei principi democratici frutto di due Secoli di guerre, rivoluzioni, morti e distruzione.

Con il mio ultimo pamphlet di cui Le faccio omaggio odiernamente (“IL MALE ASSOLUTO. Dallo Stato di Diritto alla modernità Restauratrice. L’incompatibilità tra Costituzione e Trattati dell’UE. Aspetti di criticità dell’Euro” – Editrice GDS, seconda edizione febbraio 2015, prima edizione ottobre 2014), ho analizzato tutte e quattro le fasi della procedura ordinaria di adozione degli atti giuridici europei, i quali si pongono su di un livello superiore – nella scala gerarchica delle Fonti del diritto – rispetto alle leggi ordinarie approvate dai Parlamenti nazionali, e questo vuol dire che, quando si verifica un contrasto tra un Regolamento dell’UE ed una legge ordinaria approvata ad esempio dal Parlamento italiano, tra i due atti prevale il Regolamento comunitario, con la conseguente disapplicazione della norma di diritto interno, la quale è invece stata approvata con procedure democratiche e a garanzia delle minoranze dettagliatamente stabilite dalla nostra Costituzione, procedure che sono costate milioni e milioni di morti.

Ciò detto, le Costituzioni degli Stati membri – benché formalmente ancora in vigore -, sono state sostanzialmente esautorate a vantaggio di un sistema del tutto antidemocratico e oligarchico!

E che dire, sig. Presidente, della sottoscrizione, dell’autorizzazione alla ratifica e della successiva ratifica formale del cosiddetto Fiscal Compact? Un Trattato intergovernativo che, nella sostanza, supera definitivamente alcuni principi supremi della nostra Costituzione.

E che dire, a proposito del Fiscal Compact, della vile costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio (art. 81 Cost.)? Un vero e proprio attentato nei confronti dell’art. 1 co. I della Costituzione, il quale, fondando la Repubblica sul lavoro, ammette esplicitamente la possibilità di indebitamento dello Stato al fine di creare piena occupazione.

E che dire ancora, sig. Presidente, di questa moneta unica? Abbiamo ceduto la nostra sovranità monetaria costringendoci – per fare spesa pubblica – a tassare i cittadini oppure ad andarci a prendere in prestito la moneta dai mercati dei capitali privati, ai quali dobbiamo restituirla gravata dagli interessi (andandola a prendere sempre dalle tasche dei cittadini ed estinguendo lo Stato sociale), interessi che ci mettono in competizione con gli altri 18 Stati dell’eurozona. E che dire della fissazione dei tassi di cambio irrevocabili tra le monete nazionali e l’Euro? Tale abominio mette ciascuno degli Stati membri della zona euro nelle condizioni di non poter “aggiustare” il cambio in situazioni di recessione, il tutto a scapito dei salari: in pratica, non potendo più sfruttare la leva della svalutazione monetaria, l’unico modo per essere competitivi è quello di svalutare i salari! E il cosiddetto Jobs Act va proprio in questa direzione!

Se tutto questo non è un crimine, allora che cos’è?

Ma tutto questo Lei lo sa già sig. Presidente, quindi Le chiedo di intervenire e di “denunciare” le gravissime storture del sistema appena argomentate. Il tutto per Amore della nostra bellissima Costituzione sulla quale Lei ha prestato giuramento.

Mi sono dilungato troppo.

I temi che ho sommariamente argomentato nella presente lettera li troverà all’interno del libro di cui odiernamente Le faccio omaggio.

Le rivolgo un appello con tutto il cuore sig. Presidente:

RISTABILISCA LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE!

Un cordiale saluto e W l’Italia!

Avv. Giuseppe Palma

  1. Seconda parte, a cura dell’Avv. Marco MORI:

Egregio Sig. Presidente,

lo stato della democrazia nel nostro paese è arrivato ad un livello di deterioramento drammatico. Lo scrivente è tra gli Avvocati che va oltre il mero ragionamento dell’incompatibilità tra Trattati e Costituzione in quanto vedo l’esecuzione di un preciso disegno criminoso nel costrutto della moneta denominata Euro.

Nello specifico i criteri di stabilità e convergenza imposti fin dal protocollo n. 12 allegato al Tratatto di Maastricht, assieme alla cessione della sovranità monetaria, sono ben più che una mera violazione degli artt. 1 ed 11 Cost. che, come a Lei noto, consentono unicamente a limitazioni della sovranità e mai, alle purtroppo invocate, cessioniLimitazioni che peraltro devono avvenire in condizioni di reciprocità ed al preciso fine di assicurare la pace e la giustizia tra i popoli, scopo a cui è estraneo un Trattato di libero scambio commerciale fondato sulla competitività tra nazioni, dunque sulla lotta, anche aspra, tra le stesse. Tali accordi invece dovrebbero basarsi sugli inderogabili doveri di solidarietà, politica, economica e sociale previsti dalla nostra Carta.

Ma veniamo al dunque. L’art. 241 c.p. punisce chiunque: “compia atti violenti diretti ed idonei a sottoporre il territorio dello Stato (omissis…) alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza o l’unità dello Stato”. Non serve che mi dilunghi ad elencare le norme che dimostrano come la nostra sovranità sia stata radicalmente ceduta (in materia economica e monetaria) e quelle che provano come l’indipendenza del nostro paese non esista più. Basta semplicemente rammentare il fatto che le politiche monetarie sono decise dal SEBC (sistema europeo delle banche centrali) organo codificato come indipendente e che dunque, per definizione, rende la Repubblica dipendente da esso così violando palesemente anche l’art. 47 Cost.

Tale norma, nell’imporre la tutela del risparmio (ottenibile matematicamente con il deficit di bilancio ovvero lasciando nelle tasche dei cittadini più denaro di quanto se ne toglie con le tasse), dispone che sia la Repubblica a “disciplinare, coordinare e controllare il credito”. La fattispecie delittuosa, dopo la riforma del 2006, prevede la “violenza” come elemento necessario della condotta materiale del reato. Ebbene il protocollo n. 12 di cui accennavo ha imposto all’Italia una serie record di avanzi primari in violazione del suddetto art. 47 Cost. (si è tassato più di quanto speso) che hanno distrutto la nostra economia e ciò è avvenuto con una precisa volontà che è stata esternata da Mario Monti in persona.

Le riporto la dichiarazione senza ulteriori commenti posto che è, inequivocabilmente, di natura confessoria. La cooptazione della volontà dei popoli è pacificamente un atto di violenza: “Io ho una distorsione che riguarda l’Europa ed è una distorsione positiva, anche l’Europa, non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi e di GRAVI crisi per fare passi avantiI passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario . E’ chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini, ad una collettività nazionale possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico di non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto visibile conclamata. Certamente occorrono delle autorità di enforcement (n.d.s. costrizione traducendo in Italiano) rispettate che si facciano rispettare che siano indipendenti e che abbiano risorse e mezzi adeguati oggi abbiamo in Europa troppi Governi che si dicono liberali e che come prima cosa hanno cercato di attenuare la portata la capacità di azione le risorse l’indipendenza delle autorità che si sposano necessariamente al mercato in un’economia anche solo liberale”.

L’art. 243 c.p. invece punisce chiunque “tiene intelligenze con lo straniero affinché uno Stato estero (omissis…) compia atti ostililità contro lo Stato italiano”. L’atto di intelligenza è semplicemente un accordo, i Trattati dunque vi rientrano pienamente. L’atto per definizione più ostile verso uno Stato è la menomazione del suo potere d’imperio, la cancellazione della sua personalità giuridica. Una volta uno Stato veniva privato della sovranità con le armi, oggi lo si fa con un Trattato che impone vincoli di natura economica. Nulla cambia, gli effetti sono analoghi.

Il Trattato è un atto ostile che ha cancellato la nostra personalità giuridica in materia monetaria ed economica, la sua stipula è pertanto un evidente reato. L’Italia è diventata una colonia e risponde ad ordini provenienti dall’UE attraverso quello che il Pres. Luciano Barra Caracciolo ha ben identificato come un vero “vincolo esterno”.

Illustre Presidente, nutro una grande speranza nelle Sue competenze giuridiche, d’altronde la Sua carriera parla per Lei. Dunque ritengo che disponga dei mezzi culturali necessari a consentirLe di superare il condizionamento mediatico a cui tutti siamo sottoposti per giungere all’unica conclusione possibile: la sovranità fa parte dei diritti fondamentali del nostro ordinamento e non può essere ceduta, in quanto tali principi prevalgono anche sulle norme di diritto internazionale come da Lei stesso sancito con la sentenza n. 238/14La cessione di sovranità, a maggior ragione se ottenuta attraverso una crisi volontariamente causata, è quindi un reato.

Illustre Presidente, Lei oggi può salvare il paese ed impedire che la nostra Repubblica fondata sul lavoro svanisca in favore di una dittatura finanziaria che basa il suo potere unicamente sulla sovranità monetaria che consente ad essa e non più agli Stati di creare denaro dal nulla e senza limite. Il debito diventa matematicamente inestinguibile e così si dispone della leva necessaria per sottomettere i popoli e gradualmente cancellare i diritti Costituzionali.

I miei omaggi, confidando in Suo riscontro, data l’importanza delle tematiche trattate.

Avv. Marco Mori

Cliccate qui per scaricare la lettera in pdf: Lettera Mattarella definitiva