Ott 29

Raddrizziamo l’economia: ecco come declinare in pubblico le verità che ci nascondono.

Oggi si parla tanto di mondo al contrario, ma il mondo è al contrario perché l’economia si fa al contrario. Il liberismo economico è penetrato grazie alla propaganda nelle menti delle persone e ha cancellato le correzioni al modello che la scuola Keynesiana aveva ben declinato.

In questo breve articolo voglio esplicitare come a mio avviso dovrebbe strutturarsi una comunicazione pubblica diretta a risvegliare le persone al fine di liberarle dalla parodia dell’incubo del contabile in cui sono imprigionate (cit. Keynes – Autarchia Economica, 1933).

Non preoccupiamoci troppo della complessità economica legata all’attuale quadro giuridico UE ed in prima battuta non preoccupiamoci troppo nella comunicazione televisiva neppure di partire dal tema del riscatto della sovranità. Il desiderio di tornare sovrani, specialmente in tema di moneta, sarà casomai l’ovvia conseguenza di ciò che andremo a comunicare. Va messo dunque in coda ai concetti espressi e non in apertura, anche per non bloccare l’ascolto di chi parte prevenuto.

Qualsiasi sia il problema trattato nell’eventuale dibattito sappiamo bene che la soluzione passa sempre da una spesa da affrontare, spesa per la quale ci porranno quale limite ideologico le solite maledette coperture. Per cui sarà sempre facile portare il dibattito sui temi che usualmente evitano e che spiazzeranno gli altri interlocutori (che molto spesso su questi argomenti davvero non sanno nulla).

Tre i concetti chiave da dire in modo brutale e ripetere come un mantra:

1) la moneta si crea dal nulla e la quantità disponibile è solo una scelta politica;

2) il debito pubblico è la nostra ricchezza e non il fardello delle future generazioni;

3) le tasse non pagano la spesa pubblica, ma è la spesa pubblica il modo con cui si crea la moneta e con cui successivamente si pagano le tasse.

Questi tre concetti devono essere enunciati in apertura di un dibattito esattamente così, senza immediato appesantimento con la complessità. La capacità di approfondire sarà utile al nascere delle obiezioni presentate dagli eventuali contraddittori. Ma se arriviamo a questo abbiamo già vinto, avremo infatti spostato il dibattito sul tema centrale della sovranità monetaria.

Ai tre punti chiave vanno collegati tre semplici esempi per aprire la mente di chi ascolta. Seguendo la numerazione di cui sopra:

1) sparata la bomba sulla moneta creata dal nulla si deve domandare a chi ascolta “vi siete mai chiesti da dove vengono i soldi che avete in tasca?”, “vi è chiaro che non si sono materializzati per qualche legge della fisica nelle vostre tasche, non ci sono i nanetti che scavano miniere di denaro sotto la banca centrale”, “non ci arrivano dai marziani”. Per poi concludere che la quantità di moneta creata e disponibile per ciascuno di noi è una esclusiva scelta umana che purtroppo all’interno delle regole europee ci è stata tolta, abbiamo ceduto la sovranità monetaria;

2) spiegare perché il debito pubblico sia credito privato e perché sia la nostra ricchezza è facilissimo e basterà un esempio. Dire al pubblico di immaginare che oggi nasca un nuovo Stato da zero. Ovviamente la moneta di questo nuovo Stato ancora non può esistere e dunque deve prima essere creata e distribuita ai cittadini.

Ebbene se lo Stato crea 100 monete e ne recupera con la tassazione 50 nel primo anno, significa che avrà fatto 50 di deficit, ma quei 50 non recuperati con le tasse dove sono finiti? Sono rimasti nelle nostre tasche!

Si ripete l’esempio per un secondo e anno e per un terzo, si spiega così che dopo tre anni, avremmo fatto una serie di deficit pari a 50 monete all’anno con la conseguenza che avremmo creato un debito pubblico di 150, che altro non sono che i nostri risparmi, la quota di spesa pubblica fatta con moneta creata dal nulla che lo Stato ha deciso di lasciarci.

Da qui sarà poi facilissimo ricordare che la sola vera obiezione a tutto questo è quando, per scelta politica, decidiamo di dare questo credito agli stranieri e soprattutto agli speculatori stranieri, cosa che avviene puntualmente quando non si ha più la sovranità monetaria. Quando ci comportiamo in modo così folle finiamo con arricchire altri, anziché i nostri cittadini, con l’aggravante che chi controlla il nostro debito, appunto in assenza di sovranità monetaria, diventa anche in grado di imporci le scelte politiche che preferisce in spregio ad ogni logica democratica.

In ogni caso chiunque ci dice che dobbiamo tassare ogni anno più di quanto spendiamo, ci sta dicendo che dobbiamo riconsegnare tutti i nostri risparmi!

3) questo punto si declina come il precedente. Si riparte da uno Stato che nasce oggi. Visto che la moneta di questo nuovo stato ancora chiaramente non esiste, è facilissimo comprendere che le tasse arrivano logicamente solo successivamente alla creazione e alla distribuzione tramite la spesa pubblica della moneta creata dal nulla.

Ergo dire che le tasse pagano la spesa è totalmente falso. Questo assunto, che farà impazzire probabilmente i presenti darà la grande possibilità di ribadire subito dopo quali siano le vere e fondamentali funzioni delle tasse, tra cui non rientra pagare la spesa.

Questo passaggio è centrale per la comunicazione pubblica perché le persone odiano pensare ad un piano che aumenti la spesa perché credono appunto che questo implichi un aumento delle tasse. Invece devono capire che se chiediamo più spesa, lo facciamo per mettergli soldi in tasca.

Dobbiamo dirgli che vogliamo e possiamo sia aumentare la spesa che abbassare le tasse!

Ed ecco comunque, per completezza, le tre vere funzioni delle tasse in un normale stato sovrano:

-imporre l’uso di una specifica moneta su un territorio;

-redistribuire ricchezza tra i consociati, mantenendo il sistema in equilibrio evitando accentramenti eccessivi di ricchezza contrari all’interesse nazionale;

-drenare l’eventuale moneta in eccesso nella società (così controllando economia e prezzi).

Il quadro a questo punto è completo, ma manca secondo me un tassello per rendere pratico e direttamente percepibile ciò che diciamo.

Citando magari Keynes va detto alle persone che spenderemo per utilizzare tutti gli uomini e mezzi che abbiamo a disposizione per fare le cose di cui abbiamo bisogno. Basta limiti virtuali, ciò che siamo in grado di costruire, sarà eseguito. Il bello di questo principio è che potrà essere declinato appunto per ogni problema.

Assumeremo nel settore pubblico tutti i disoccupati involontari per fare tutto quello che ci serve. Ogni problema che abbiamo richiede lavoro e dipende da esso.

Il denaro potrebbe anche non esistere più un domani, ma se la gente continuasse anche così a lavorare, avremmo sempre e comunque nulla di più e nulla di meno di ciò che siamo in grado di creare.

Così di raddrizza l’economia e il mondo tutto.