Set 14

Emma Bonino: l’ideologia della morte.

L’undici settembre scorso è morta Emma Bonino, figura controversa della politica italiana. La morte, come quasi sempre accade ha un effetto curioso, determina l’immediata partenza di una campagna di elogi così grandi da rasentare la beatificazione. Come sapete per lei si celebrerà addirittura il funerale di Stato.

Ma qualcosa davvero non torna, quali sarebbero i meriti effettivi della radicale Emma Bonino? Un po’ di storia.

Bonino ascende all’onore delle cronache nel 1975 quando si autoaccusò di quello che allora era il reato di procurato aborto. In sostanza la Bonino, con il suo “Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto” rivendicò pubblicamente di effettuare aborti clandestini addirittura autodenunciandosi. Il suo centro avrebbe praticato o assistito a circa diecimila aborti prima che entrasse in vigore la Legge n. 194/1978 sull’interruzione di gravidanza.

Il caso ebbe una tale rilevanza mediatica che la Bonino dopo l’arresto si salvò da un processo e una pesante condanna solo grazie all’immunità parlamentare, raggiunta con la sua elezione nelle fila del partito radicale nel 1976.

La sua figura, più di ogni altra, ha contribuito non solo alla legalizzazione, ma alla normalizzazione morale, dell’aborto. Incensare questa figura è quantomeno ambiguo e mi spinge a dover rivendicare nuovamente l’assoluta assurdità civile e morale della campagna femminista che, sul presupposto della libera determinazione sul proprio corpo, ha legalizzato il diritto di uccidere.

Nei casi di aborto infatti non si tratta di scegliere sul proprio corpo, ma di scegliere se una vita di un’altra persona già concepita, possa o meno essere stroncata per mero egoismo. Passi chiaramente il concetto di aborto terapeutico, anche se nelle cronache ci sono madri che, anche davanti ad una propria grave malattia, hanno deciso di dare la vita rinunciando alle cure pur di far nascere il proprio figlio. Ma certamente non si può sostenere che possa costituire un diritto l’eliminazione di una vita già concepita. Senza poi contare i tanti che amano e sostengono incondizionatamente, per l’intera vita, anche figli venuti al mondo con gravi disabilità e che mai, tornando indietro, vorrebbero eliminarli al concepimento. Un ulteriore atto di amore incondizionato.

Senza la campagna degli anni settanta sarebbe ovvio e normale per chiunque che uccidere sia moralmente aberrante. L’aborto è una delle più grandi dimostrazioni di come la propaganda possa spostare la bussola morale di una società, al punto da legittimare ciò che chiunque, in assenza della stessa, considererebbe certamente un’aberrazione.

Futuro Nazionale ha avuto in questi giorni il merito di rilanciare l’idea che abortire non possa essere considerato un diritto e non debba essere considerato normale, riaccendendo così un dibattito spento da decadi.

Certo lo Stato deve esserci, già oggi è possibile anche per la madre non riconoscere il proprio bimbo alla nascita e così aprire le procedure per una rapidissima adozione. Sicuramente servirebbe un’assistenza economica durante la gravidanza ma non si può, lo ripeto, affermare che uccidere sia qualcosa di accettabile, che sia un’opzione praticabile.

Qui insorgono spesso le femministe, pregne di propaganda, a sostenere che partorire è duro e faticoso e quindi la scelta se tenere un bimbo o meno sia solo loro, niente di più ridicolo. Il fatto che la natura renda la donna un’incubatrice per la vita, vero onore ed onere, non le assegna il diritto di scegliere anche se eliminare o meno quella vita in base ai suoi capricci. E francamente davanti ad un concetto così ovvio, è davvero incredibile che la bandiera di una campagna che ha portato a sei milioni di vite spezzate dopo il concepimento per puro egoismo, meriti i funerali di Stato.

L’aborto, lo ribadisco ancora, non è l’esercizio di un diritto civile, ma la soppressione deliberata di una vita umana innocente ed indifesa per ragioni di puro egoismo individuale. Una società autenticamente giusta e solidale avrebbe il dovere morale e politico di proteggere i più deboli e vulnerabili, non di legalizzarne l’eliminazione. Il nostro ordinamento, finché esisterà l’aborto, non sarà mai in condizione di dare lezioni di civiltà a nessuno. Siamo nella schizofrenica situazione in cui si tutela la vita al punto di dare il carcere a chi uccide senza ragione un animale (ed è corretto), ma parallelamente consentiamo di spezzare sei milioni di vite già concepite.

Ma torniamo alla Bonino è un dato di fatto che se oggi l’Italia è in emergenza demografica lo deve soprattutto a Lei. Ed a proposito lo deve a Lei doppiamente, anche in riferimento alle politiche economiche da sempre sostenute, politiche che stanno avendo un ruolo altrettanto importante nel crollo demografico del Paese.

La sua attività con più Europa e la sua amicizia con George Soros sono note. Ebbene Soros è lo speculatore che negli anni novanta orchestrò un violento attacco alla Lira (arricchendosi a spese degli italiani), qualcosa che per definizione va contro gli interessi nazionali e che nessun Paese sovrano dovrebbe tollerare. Pensare che la Bonino ha rivendicato il sostegno economico di Soros per la sua attività politica è la prova di come abbia da sempre portato avanti interessi contrari a quelli nazionali e ciò anche con le posizioni assunte sulle politiche migratorie e ovviamente a quelle assunte in tema di cessione della sovranità nazionale verso l’UE. La Bonino si è spinta fino ad arrivare a chiedere la fine della Repubblica e la nascita degli Stati Uniti d’Europa, azione pacificamente eversiva alla luce della definitività della forma Repubblicana del nostro Stato.

Soros è l’emblema del potere economico, che ormai troppo grande, rivendica la sua superiorità sulla politica e sulla democrazia, uno degli esempi più chiari di come dovrebbe sempre esistere un limite ad una ricchezza che ti pone al di sopra dell’interesse collettivo. Anche su questo però la propaganda impedisce ai più di vedere, pensano che il potere politico che deriva dalla ricchezza sia lecito, quando invece è criminale quanto un colpo di Stato portato avanti con la forza. L’economia ordoliberista oggi si è sostituita in tutto e per tutto ai carri armati come strumento di aggressione alle sovranità nazionali, al diritto di un popolo di autodeterminarsi.

Che ironia… da un lato la Bonino rivendicava il diritto di autodeterminarsi fino al punto di uccidere e poi parallelamente lavorava anche affinché il popolo perdesse ogni ulteriore facoltà di autodeterminazione…

avv. Marco Mori