Set 16

Tornare a crescere, tornare Italia.

L’Italia è in crisi economica permanente. Anno dopo anno i prezzi salgono e gli stipendi non si adeguano, riducendo in maniera drastica il potere di acquisto delle famiglie. In moltissimi vivono ormai utilizzando i risparmi creati dai propri familiari, ma continuando così, anche questi fondi sono destinati a terminare.

Da decenni, sostanzialmente dalla “crisi” degli anni novanta sino ad oggi, sentiamo le varie forze politiche che si alternano alla guida del Paese ripetere sempre e comunque le stesse ricette: serve tagliare la spesa, essere più produttivi, aumentare la competitività. Facciamo austerità ormai dall’avvento di Maastricht (eccetto la parentesi covid) ed abbiamo privatizzato anche l’acqua, eppure le cose non sono mai migliorate.

In un contesto simile sentiamo i Milei nostrani accanirsi nel dire che ancora spendiamo troppo, servono più privatizzazioni, più mercato e tante altre sciocchezze che producono solamente l’effetto opposto. Anche all’amato Fantozzi ormai sorgerebbe quel leggerissimo sospetto che qualcosa non quadra. Ma cos’è che non quadra? L’ignoranza diffusa della macroeconomia è ciò che impedisce al popolo di capire la realtà.

Un normale cittadino, se non ha nozioni economiche, tende a credere alla propaganda che lo induce a considerare lo stato esattamente come una famiglia e a credere quindi che lo Stato debba spendere meno di quanto recupera con la tassazione. Il taglio alla spesa per le persone comuni è il metodo che ritengono corretto per arrivare ad una riduzione delle tasse ed invertire il declino economico del Paese. Non ragionano sul fatto che è esattamente facendo questo che ci siamo affossati.

Occorre quindi partire dal principio e spiegare le basi. Prima di tutto diciamo con forza che lo Stato non è una famiglia e non gli somiglia. Una famiglia deve chiaramente spendere meno di quanto incassa per accantonare risparmi, ma questa regola non vale per lo Stato. Se lo Stato fa pareggio o avanzo di bilancio, come facciamo da trent’anni, la differenza arriva direttamente dalle nostre tasche. Ovvero siamo davanti ad uno Stato che aggredisce i nostri risparmi. Questa è la ragione del declino economico del Paese, nessuna complicazione, è solo questo.

Lo Stato arricchisce il settore privato quando spende più di quanto incassa, l’eccedenza che resta nell’economia sono i nostri risparmi. Più risparmi significano più consumi e il consumo (o meglio la domanda) determina la necessità di aumentare la produzione (ovvero stimola l’offerta stessa). La desertificazione industriale che abbiamo visto è la conseguenza di politiche macroeconomiche che hanno raso al suolo la domanda interna. Paradossalmente oggi è l’austerità a creare inflazione e non l’adozione di politiche espansive, che se implementate, stimolerebbero la produzione e non i prezzi.

L’uomo comune, quello che ormai ha piantato nel cervello la bislacca idea che manchino i soldi, a questo punto obietta: ma noi non possiamo spendere più di quanto tassiamo. Noi, le famiglie, certamente no, ma per lo Stato, farlo o meno, è solo una scelta politica. Ad oggi, sottoscrivendo le regole dei trattati europei, abbiamo deciso di spogliarci della sovranità monetaria perdendo la facoltà di espandere (creare) la moneta, ovviamente creandola dal nulla. L’UE non ha infatti la cosiddetta banca centrale prestatrice illimitata di ultima istanza. Abbiamo quindi una banca centrale che chiaramente crea moneta dal nulla ma non può darla agli Stati per pagare i lavoratori per fare ciò che ci servirebbe. Ma questa scelta non è irreversibile, la sovranità monetaria potrebbe essere nuovamente esercitata.

Città terremotate distrutte per decenni? Ospedali assenti e/o fatiscenti? Strade che sembrano il suolo lunare? Assenza di sicurezza? Immigrazione incontrollata? Anche solo per tutti questi problemi sarebbe semplicissimo intervenire, abbiamo tutto per costruire case, ospedali, sistemare le strade o mettere in sicurezza il territorio. Non ci mancano uomini, mezzi e capacità per fare le cose, dunque non farle è la semplice volontà di non esercitare la nostra sovranità monetaria.

La ricchezza di una nazione si basa sulla capacità del suo popolo di creare ciò di cui abbiamo bisogno, non sul denaro, che è un mero strumento alternativo al baratto per lo scambio di beni e servizi. Un concetto fondamentale deve entrare nella testa delle persone comuni: le tasse non pagano la spesa pubblica, ma è la spesa pubblica che crea la moneta con cui si pagano le tasse. La funzione del fisco dunque è un altra, anzi sono altre tre: imporre l’uso di una moneta su un dato territorio, redistribuire la ricchezza creata con la spesa pubblica e drenare (l’eventuale) moneta in eccesso nel sistema.

Una persona normale e consapevole oggi guarda al nostro Paese e comprende benissimo che non ci sono tagli da fare, ma serve solo pagare le persone che bramano di lavorare per fare le cose di cui abbiamo bisogno. Questa è l’elementare ricetta per uscire dalla crisi. L’Italia dopo trent’anni di austerità non riparte senza deficit reiterati da non meno di trecento miliardi l’anno per i prossimi dieci anni minimo. Questi miliardi non possono arrivare dai prestiti dei mercati (gli Stati in generale devono cancellare per sempre dalla classe dirigente l’idea di prendere prestiti), vanno creati dallo Stato, dal nulla, con un click.

Soldi per lavoro.Nessuna inflazione, nessuna crisi, solo benessere diffuso in un Paese che produce come noi. Non “stampiamo” nel deserto, “stamperemo” per pagare chi fa.

Poi chiaramente ripresa la leva della sovranità monetaria uscendo dall’euro (l’opzione migliore), con monete complementari o anche cambiando i trattati (ma mi pare che salvo sorprese da Germania e Francia non ci siano i presupposti), le politiche monetarie andranno gestite a vista. La leva fiscale o il controllo di determinati settori economici saranno lo strumento per sterilizzare eventuali spinte inflattive, che assolutamente non sono ipotizzabili fino al raggiungimento della piena occupazione.

Lo Stato in punto occupazione dovrebbe diventare colui che assorbe i disoccupati involontari, il modo migliore di spendere la moneta creata dal nulla infatti è quella di pagare chi lavora, la disoccupazione dunque è oggi solo una scelta politica. Ci sono anzi talmente tante cose da fare in Italia che servirà un rilancio demografico, rischiamo di finire prima i lavoratori delle cose da fare.

L’intero modello attuale, che possiamo chiamare ordoliberista (come ha ben ricordato anche Futuro Nazionale nel suo programma), un modello che ha messo al bando Keynes con tesi degne di un “terrapiattista”, non deve essere inteso come un errore. E’ semplicemente la conseguenza del comportamento degli Stati in ambito economico. In quasi tutto il mondo si è consentito a pochi privati di accumulare tali livelli di ricchezza da diventare un potere politico. Questi privati hanno incredibilmente preso il controllo di servizi essenziali che invece dovrebbero essere integralmente pubblici (si veda l’energia ad esempio o più in generale le risorse naturali che non possono avere proprietari) e da allora, la loro unica preoccupazione, è perdere il potere ottenuto. Uno Stato sovrano, che controlla anche la moneta, prende una grande banca per un orecchio e la distrugge domani se necessario. Al contrario, uno Stato che non è più padrone della sua moneta è ricattato dall’economia, dai mercati, ovvero è ricattato da singoli individui privi di scrupoli e morale che meriterebbero solo il carcere a vita. Sono proprio questi criminali che oggi scelgono sia le politiche che i politici più obbedienti che le devono attuare.

Ecco come si diventa grandi, riprendendoci le chiavi di casa e dimostrando a tutti che un modo libero dalla dittatura finanziaria globale è possibile, basta decidere di farlo e per farlo occorre in primis spiegare alla gente la verità.

avv. Marco Mori