Lug 10

INCREDIBILE: Giuliano Amato ci svela la verità sulla crisi economica.


Non ho certamente simpatia per Giuliano Amato. Evidente la sua responsabilità per le politiche di austerità eseguite tra il 1992 ed il 1993 ed altrettanto evidente quella che ha nella costruzione dell’eurozona.

Durante il mandato da Presidente del Consiglio il suo Governo approvò due manovre lacrime e sangue. La prima da 30.000 miliardi di lire in cui tra le altre cose veniva deliberato (retroattivamente) il prelievo forzoso del sei per mille dai conti correnti bancari. Durante l’estate poi si oppose con forza alla svalutazione della lira e nell’autunno varò la seconda manovra lacrime e sangue, stavolta da 93.000 miliardi di lire (tagli alla spesa, aumento del prelievo fiscale ed attacco alle pensioni).
Le manovre di Amato ebbero un impatto catastrofico sull’economia italiana che si riprese facendo l’unica cosa possibile: abbandonando lo SME. Non fu dunque la politica lacrime e sangue a tirarci fuori dalla crisi ma la svalutazione della lira.
Ma ora guardate questo video di Amato:

https://youtu.be/uIEAflRcSvo

Qualcosa non torna vero? Se non si sentisse la voce e non si vedesse il faccione di Amato potrebbe sembrare una delle conferenze che spesso facciamo in giro per l’Italia. Amato, in sostanza, dice la pura e semplice verità circa la politica economica e monetaria europea.

Per chi non volesse guardare il video vi trascrivo il testo:
“Noi abbiamo fatto una moneta senza Stato, noi abbiamo avuto la faustiana pretesa di riuscire a gestire la moneta senza metterla sotto l’ombrello di un potere caratterizzato da quei metodi e quei modi che sono propri dello Stato e che avevano sempre fatto ritenere che fossero le ragioni della forza, della credibilità che ciascuna moneta ha. Eravamo pazzi? Qualche esperimento nella storia c’era Stato di monete senza Stato, di monete comuni, di unioni monetarie, ma per la verità non erano state molto fortunate. Perché noi quando ci siamo dotati di una moneta unica abbiamo pensato che potevamo riuscirci in termini di unione e non facendo lo Stato europeo? Avevamo costruito un mercato economico fortemente integrato, più o meno avevamo un assetto istituzionale, (omissis…) abbiamo anche previsto di avere una banca centrale, però abbiamo deciso che trasferire a livello europeo quei poteri di sovranità economica che sono legati alla moneta era troppo più di quanto ciascuno degli Stati membri era disposto a fare e allora ci siamo convinti e abbiamo cercato di convincere il mondo che sarebbe bastato coordinare le nostre politiche nazionali per avere quella zona, quella convergenza economica, quegli equilibri economici fiscali interni all’Unione Europea che servono a dare forza reale alla moneta. Non tutti ci hanno creduto. Molti economisti, specie americani, ci hanno detto guardate che non ci riuscirete, non vi funzionerà, se vi succede qualche problema che investe anche uno solo dei vostri paesi non avrete gli strumenti centrali che per esempio noi negli Stati Uniti abbiamo che può intervenire il governo centrale, riequilibrare con la finanza nazionale le difficoltà delle finanze locali. La vostra banca centrale se non è una banca centrale di uno Stato non può assolvere alla stessa funzione che assolve una banca centrale di uno Stato che, quando lo Stato lo decide, DIVENTA IL PAGATORE SENZA LIMITI DI ULTIMA ISTANZA. In realtà noi non abbiamo voluto credere a questi argomenti abbiamo avuto fiducia nella nostra capacità di auto coordinarci e abbiamo addirittura stabilito dei vincoli nei nostri trattati che impedissero di aiutare chi era in difficoltà e abbiamo previsto che l’UE non assuma la responsabilità degli impegni degli Stati che la banca centrale non possa comprare direttamente i titoli pubblici dei singoli Stati, che non ci possano essere facilitazioni creditizie o finanziarie per i singoli Stati, insomma moneta unica dell’euro zona ma ciascuno deve essere in grado di provvedere a se stesso. ERA DAVVERO DIFFICILE CHE FUNZIONASSE e ne abbiamo visto tutti i problemi”.

In realtà Amato dice unicamente l’unica verità possibile ovvero che senza il potere (la sovranità) di emettere moneta liberamente, uno Stato viene schiacciato dalla speculazione perché non ha gli strumenti per imporre il valore della moneta e per difenderla. Infatti come si potrebbe provvedere a se stessi con queste regole? La moneta sta all’economia come il sangue ad un corpo e pertanto serve averne in circolo la quantità giusta, che necessariamente differisce da un’economia all’altra. Il divieto di aiutare chi è in difficoltà è addirittura clamoroso. Insomma davvero l’euro fu un patto faustiano!

Tuttavia è chiaro, dal tenore letterale del discorso, che Amato vuole far passare l’idea che serva uno Stato che detenga sovranamente la moneta per risolvere la crisi. Nessuna critica al concetto di cessione della sovranità emerge dalla sua discussione che è corretta unicamente nelle valutazioni economiche.

Nonostante la chiarezza e l’ovvietà delle osservazioni di Amato, che non nega affatto che la moneta sia creata dal nulla e che non esista alcun limite quantitativo nella sua emissione, ci sono molti economisti incompetenti (o in malafede) che negano ancora oggi le valutazioni in esame, in quanto ormai si sono perdutamente innamorati delle frottole liberiste dell’austerità espansiva. Insomma, come dice Amato, alcuni imbranati si sono davvero convinti che l’eurozona potesse funzionare. Ovvero ci sono professionisti che si sono fatti circuire nonostante le competenze specifiche in materia.

Poi ovviamente ci sono anche gli economisti in malafede come Saccomanni, Padoan, Draghi o come Mario Monti il cui nome ci rimanda al tema dei temi, ovvero a quella sovranità che questi individui ritengono debba essere ceduta.
La nostra costituzione vieta espressamente le cessioni di sovranità acconsentendo alle mere limitazioni finalizzate all’adesione dell’Italia ad un’organizzazione internazionale che promuova la pace e la giustizia tra i popoli (art. 11 Cost.). È ovvio che la sovranità non possa essere ceduta a terzi poiché la stessa appartiene inderogabilmente al popolo: “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro la sovranità appartiene al popolo (omissis…)” (art. 1 Cost.). La sovranità è un elemento irrinunciabile della democrazia, anzi è la sua essenza.

Amato, benché oggi purtroppo sieda in Corte Costituzionale, ha dimostrato di non aver alcun rispetto della Costituzione stessa preoccupandosi unicamente del lato economico e della creazione di un nuovo Stato. Andrebbe immediatamente rimosso dall’incarico.

Amato dovrebbe sapere che i principi fondamentali della nostra Costituzione sono immutabili. Quella attuale è la forma definitiva della nostra Repubblica come prevede l’art. 139 Cost.: “la forma Repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”.

Questo comporta che qualsiasi tentativo di menomare sovranità ed indipendenza del Paese per farlo confluire i un nuovo super Stato (a prescindere dalla sua natura democratica o meno) è giuridicamente un atto eversivo. Il grande Calamandrei, durante il dibattito della costituente, disse qualcosa di molto chiaro e se vogliamo molto duro laddove ricordò ai Colleghi i veri effetti della formulazione dell’art. 139 che era stata prescelta.

La forma Repubblicana diventava quella definitiva dello Stato e nessuno avrebbe più potuto toccarla, nemmeno una maggioranza parlamentare legittimamente instaurata. Infatti, e sono parole di Calamandrei, anche se solo una minoranza esigua avesse voluto mantenere viva l’attuale forma di Stato, essa avrebbe addirittura avuto diritto all’uso della forza per ripristinare la Costituzione qualora la maggioranza l’avesse modificata oltre i limiti dell’art. 139 Cost. Insomma un problema insormontabile.

Ecco allora che seguendo le parole d’Amato si comprende perfettamente cosa successe all’approvazione di Maastricht. Alcuni Paesi erano restii a cedere completamente la loro sovranità. Dunque venne architettata la truffa della creazione di una banca centrale zoppa (che non crea senza limiti denaro per gli Stati che possono così fallire) e la truffa dei limiti all’indebitamento (ergo all’espansione monetaria) imposti dai criteri di convergenza del protocollo n. 12 allegato al Trattato (ove si codificò il paletto del 3% deficit-pil e quello del 60% debito-pil).

In questa configurazione normativa la crisi era assolutamente certa come sostanzialmente ammette Amato. Infatti non solo non si consentiva di aumentare la moneta circolante ma addirittura con i criteri di convergenza ci si obbligava a ridurla.

Ecco che allora la crisi non è il risultato dell’idiozia di un intera classe dirigente ma è uno strumento: la leva per imporre con la forza la cancellazione degli Stati nazionali vincendo le resistenze alla cessione della sovranità nazionale.
In ogni caso, fermo restando quanto detto circa l’immutabilità della forma Repubblicana, è oltremodo chiaro che, in via teorica, se anche formassimo un super stato europeo (e sarebbe un atto illecito sanzionato anche penalmente dall’ordinamento italiano) l’unica condizione affinché con esso si possa creare una democrazia sarebbe il pieno riscatto della sovranità che dovrebbe tornare ad essere prerogativa dei popoli e non di una banca centrale indipendente dalle istituzioni europee. Questo consentirebbe nuovamente la difesa dello Stato sociale ed il primato dei diritti inalienabili sul potere economico.

L’Europa finanzierebbe senza alcun limite di spesa il welfare di tutta la sua popolazione, atto oggettivamente dovuto.
Tuttavia questo è uno scenario impossibile. Infatti la volontà europea, la volontà dei padri fondatori era quella di costituire una dittatura finanziaria che cancellasse la democrazia. I popoli dovevano essere sottomessi. La finanza dunque si apprestava a riuscire laddove nessun Paese era mai arrivato neppure con la guerra.

La Grecia è e resta davvero il più grande successo dell’euro concepito dai fondatori di questa moneta criminale poiché è la dimostrazione che un popolo può essere prima sottomesso e poi schiacciato fino al punto di costringerlo ad accettare la perdita di ogni diritto sulla base di una paura immaginaria: quella di non avere più denaro.

Si mettono le persone nella condizione di rinunciare a tutto oppure di temere per la propria stessa vita, esattamente come in tutte le altre dittature. La differenza è che in una dittatura armata la ribellione porta al sangue mentre oggi basterebbe creare la moneta che manca per determinare immediatamente la fine della crisi in Grecia ed in Europa senza che nessuno possa fermarci.
La liberazione è possibile solo con la comprensione ma la strada è in salita. Speriamo che almeno ascoltare quello che diciamo di solito ai convegni dalla viva voce di Amato serva a svegliare qualche mente assopita. Anche se per alcuni davvero non c’è più speranza.

Ricordate Amato: “una banca centrale di uno Stato che, quando lo Stato lo decide, DIVENTA IL PAGATORE SENZA LIMITI DI ULTIMA ISTANZA”.

Il default di uno Stato è solo una scelta politica e non un fato inevitabile, la moneta si crea dal nulla! Gli Stati, se sono tali, non possono fallire.

Avv. Marco Mori – Riscossa Italia, autore de “Il tramonto della democrazia, analisi giuridica della genesi di una dittatura europea”, disponibile on line su ibs

 

Svegliamoci!