Giu 06

Bimbi contesi e calunnia “femminile”: l’incredibile storia di Juri.

Voglio uscire dai normali argomenti che ormai tratto su questo sito, per parlare di una vicenda che mi ha visto coinvolto dal punto di vista professionale. Una vicenda che apre uno squarcio su un altro tema collettivamente molto sentito che è quello dei minori contesi tra i genitori, ma che si collega anche al fenomeno, tristemente sottovalutato, della calunnia “femminile” nelle fattispecie di conflitto uomo/donna.

Ne parlo sul mio sito anche perché Juri Trapanese, il padre protagonista di questa vicenda, ha bisogno della vostra generosità per far fronte agli importanti costi economici che sono scaturiti da tutto questo e che ora affronta con fatica. Ma andiamo con ordine, perché la vicenda è davvero incredibile.

Da una fugace relazione nasce nell’agosto 2008, Djamila. Il padre della piccola da subito, pur non intendendo proseguire la relazione con la madre, si fece carico delle sue responsabilità volendo svolgere appieno il proprio ruolo paterno. Il rapporto proseguiva tra alti e bassi per tre anni, dove alle richieste economiche costanti della madre, a cui Juri rispondeva facendo tutto quanto fosse nelle sue possibilità, si accompagnava anche una generale ostilità della stessa a consentire incontri regolari tra padre e figlia. All’epoca pareva che il comportamento fosse dettato da una sorta di gelosia della madre che mal digeriva il bellissimo rapporto tra la bimba ed il padre. Fin qui le dinamiche parevano all’interno di ciò che accade nelle situazioni di questo genere, ma di lì a poco si arrivò davvero alla follia.

La madre della bimba trascina nel 2011 davanti al Tribunale per i Minorenni Juri per chiedere un maggior contributo economico. Costituendoci in giudizio venne però avanzata da parte del padre la richiesta di poter regolarizzare e disciplinare il suo diritto di visita con la piccola a cui era legatissimo. In tutta risposta, assolutamente dal nulla, la madre della bimba presentò denuncia per presunti abusi sessuali da parte del padre verso la figlia. Un’accusa calunniosa legata unicamente alla volontà di impedire che il padre continuasse a vedere la piccola. Si apriva un procedimento penale nel quale, nelle more, il rapporto tra padre e figlia fu purtroppo interrotto. L’accusa cadde con rapidità allorché gli accertamenti peritali esclusero ogni tipo di comportamento illecito da parte del Trapanese, non solo la perizia fu netta nel dire che la madre aveva mentito sull’episodio portando all’apertura di un procedimento penale per calunnia nei confronti della stessa.

Preludio alla possibilità di riabbracciare la piccola per Juri? Nemmeno per sogno. La madre rifiutava in ogni caso di far vedere al padre la piccola violando i provvedimenti che il tribunale di volta in volta emetteva. La giustificazione, caduta la calunniosa ed infamante accusa di violenza, fu, se vogliamo, ancor più assurda. La madre improvvisamente affermo che Juri non era il padre biologico della piccola che era invece il frutto di uno stupro subito da tre “stranieri” non identificati, stupro che mai aveva denunciato. Non si limito alle parole ma intraprese un nuovo provvedimento giudiziale contro il padre della piccola, stavolta per ottenere il disconoscimento della paternità.

Anche questo procedimento si concluse favorevolmente al Trapanese, neppure si arrivò al test del DNA, essendo state ritenute dal Tribunale di Chiavari assolutamente destituito di fondamento il racconto di stupro avanzato dalla madre il cui unico obiettivo era separare padre e bimba. Il Tribunale testualmente affermò nelle motivazioni: ““il profilo personologico della ricorrente, caratterizzato da tendenza alla esposizione di fatti non veri all”Autorità Giudiziaria, e la totale indeterminatezza dei fatti relativi alla presunta violenza carnale (oltrettutto nemmeno denunciati alla competente Procura della Repubblica), rendono del tutto inverosimile la prospettazione attrice”.

Alla luce della situazione nel 2012 Djamila veniva affidata ai servizi sociali ma la collocazione della piccola restava presso la madre che purtroppo proseguiva imperterrita nell’ostacolare gli incontri con il padre. La Procura della Repubblica chiedeva conseguentemente l’apertura di procedura per la decadenza della madre dalla responsabilità genitoriale. Dietro costante pressione dell’autorità giudiziaria nel 2013 Trapanese tornava a riabbracciare la figlia, ma la speranza che il peggio fosse alle spalle era purtroppo vana.

Nel dicembre 2013 si svolse un’ulteriore tesa udienza al Tribunale per i Minorenni in cui la madre fu ammonita circa il fatto che il suo comportamento non sarebbe stato ulteriormente tollerato e che era ad un passo dal perdere la bimba una volta per tutte. La stessa anche in quel frangente mentiva affermando che era la bimba a non voler vedere il padre, fatto totalmente negato dalle relazioni psicologiche che anzi concludevano affermando che “il padre è una figura interiorizzata dalla figlia, e da lei desiderato: desidererebbe essere amata da lui” ed ancora: “Djamila ha assolutamente bisogno di vedere il padre e riprendere una relazione con lui”.

In questa fase la principale preoccupazione di Juri, che pur stremato, si sentiva ormai vicino a riabbracciare definitivamente la figlia, era che la madre, di nazionalità Ecuadoregna, tentasse come ultima spiaggia la fuga nel suo Paese e di ciò aveva informato ovviamente i servizi sociali affidatari. La fuga con passaporto italiano era impossibile, ma appunto se la bimba fosse stata registrata con quello dell’Ecuador dalla sola madre, tutto diventava invece possibile.

Gli allarmi di Juri rimasero inascoltati e i servizi affidatari non riuscirono ad evitare che accadesse proprio quanto temuto. A seguito dell’udienza del dicembre 2013, la madre lasciò effettivamente il Paese per trasferirsi in Ecuador con la figlia strappandola per sempre all’affetto paterno. Malgrado l’Ecuador sia sottoscrittore della convenzione internazionale dell’Aja su l’esecuzione dei provvedimenti inerenti ai minori emessi anche in uno stato estero, la bimba non fu mai riportata in Italia.

Dopo il comprensibile sconforto, anni dopo, il Trapanese decise di intraprendere, per una questione di mero principio, e non certo per ragioni economiche, azione diretta verso i servizi affidatari per aver omesso quella che riteneva essere la necessaria vigilanza sulla madre, così agevolandone la fuga all’estero. Proprio quest’ultima passaggio di questa incredibile vicenda è la ragione per cui oggi si chiede un piccolo aiuto economico a tutti coloro che lo vorranno.

La causa si concluse negativamente per il Trapanese in primo grado, il Tribunale in estrema sintesi stabilì che la vigilanza della minore non rientrava tra i doveri propri del servizio sociale affidatario e che quindi la sola responsabile dell’illecito era la madre. Fortunatamente le spese legali di questo giudizio non furono poste a carico del Trapanese, ma compensate alla luce dell’oggettiva particolarità della vicenda.

Non persuaso da tale sentenza, il Trapanese ricorse in appello. Qui fu nuovamente confermato che sui servizi affidatari non incombeva alcun obbligo di vigilanza e che dunque non c’era la responsabilità dei servizi che pur erano stati messi in guardia circa il pericolo di fuga.

La sentenza stavolta non si è però conclusa con la compensazione delle spese ma con una pesante condanna a carico del Trapanese, condanna alla somma complessiva di € 7.200,00 oltre accessori di legge.

Tale condanna ha impedito al Trapanese, ormai in difficoltà economiche, di proseguire la battaglia legale in Cassazione. Benché il principio che esclude un obbligo di vigilanza in capo ai servizi sociali affidatari di un minore abbia riflessi decisamente importanti in tante situazioni analoghe.

Ecco dunque perché, come fatto in passato per i sanitari sospesi, mi rivolgo ancora una volta alla Vostra generosità. Una piccola offerta ripetuta da tante persone eliminerà quanto meno la beffa di questa condanna che si somma ad una vicenda dolorosissima per un papà e che accede la luce sul tema dei bimbi contesi e su quello, oscurato completamente, della calunnia “femminile” in queste fattispecie che, per mia esperienza personale, mi pare purtroppo estremamente diffusa e per certi versi ormai agevolata anche delle recenti norme giuridiche in tema relative al cd. “codice rosso”.

Potrete contattare Juri Trapanese alla seguente mail per richiedere le sue coordinate bancarie ed effettuare una piccola donazione: juritrap@gmail.com

Grazie a tutti!

Marco Mori