Feb 27

Sciogliamo il PD e tutti i partiti che invocano cessioni di sovranità e Stati Uniti d’Europa: denunciamoli penalmente assieme a CasaPound Italia.

Chi invoca le cessioni di sovranità nazionale o chiede gli Stati Uniti d’Europa propugna la fine della Repubblica Italiana e la soppressione di diritti costituzionali fondamentali come quello, posto alla base della nostra democrazia, che sancisce l’appartenenza della sovranità al popolo. Ovviamente parliamo dell’art. 1 della Costituzione e della definitività della forma Repubblicana di cui all’art. 139 Cost. Sopprimere diritti costituzionali fondamentali è pacificamente un grave delitto.

Il sottoscritto, forte anche della prima crepa venutasi a creare sul muro dell’impunibilità fino ad oggi riconosciuta a questa classe politica, crepa ottenuta grazie al GIP del Tribunale di Cassino, assieme  a CasaPound Italia ha predisposto una denuncia che ogni Patriota dovrà depositare nei prossimi giorni e nei prossimi mesi. Chiediamo di sciogliere quei partiti che tradiscono la nostra Costituzione e di processarne gli esponenti. I partiti che servono il grande capitale finanziario internazionale.

Fermiamo insieme questo osceno colpo di Stato.

Scaricate la denuncia in pdf cliccando qui. Compilatela con i vostri dati, firmatela e depositatela presso le forze dell’ordine o le Procure della Repubblica.

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PROCURA DELLA REPUBBLICA

ATTO DI DENUNCIA – QUERELA

Promosso da  ******                                                                    

ed ai fini del presente atto elettivamente domiciliato presso lo studio e la persona dell’Avv. Marco Mori, autore integrale del testo del presente atto che condivide in ogni sua parte (C.F.: MRO MRC 78P29 H183L – Tel e Fax: 0185.23122 – Pec: studiolegalemarcomori@pec.it), sito in Rapallo (GE), C.so Mameli 98/4.

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L’art. 1 della Costituzione Italiana recita: L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

-L’art. 11 della Costituzione Italiana dispone: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente in condizioni di parità con gli altri Stati, alle LIMITAZIONI di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

-L’art. 139 della Costituzione Italiana dispone: La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”.

-L’art. 243 c.p. punisce: Chiunque tiene intelligenze con lo straniero affinché uno Stato estero muova guerra o compia atti di ostilità contro lo Stato italiano, ovvero commette altri fatti diretti allo stesso scopo, è punito con la reclusione non inferiore a dieci anni. Se la guerra segue, si applica la pena di morte; se le ostilità si verificano, si applica l’ergastolo”.

-La cd. legge Scelba (n. 645/1952) punisce all’art. 2 chi promuove, organizza o dirige partiti, movimenti o mere associazioni aventi gli scopi indicati nell’art. 1 della medesima ovvero: “ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persone persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia (omissis…)”.

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PREMESSO IN FATTO

1) I trattati europei costituiscono pacifiche cessioni della nostra sovranità, l’art. 3 TFUE infatti specifica un elenco di materie in cui l’Unione Europea ha competenza esclusiva, ovvero:

-unione doganale;

-definizione delle regole di concorrenza necessarie al funzionamento del mercato interno;

-politica monetaria per gli Stati membri la cui moneta è l’euro;

-conservazione delle risorse biologiche del mare nel quadro della politica comune di caccia e pesca;

-politica commerciale comune;

2) L‘art. 2 TFUE, a piena conferma delle radicali cessioni di sovranità compiute, eloquentemente dispone che: quando i trattati attribuiscono all’Unione una competenza esclusiva in un determinato settore, solo l’Unione può legiferare ed adottare atti giuridicamente vincolanti.

La Costituzione italiana, con il suo art. 11 Cost., non consente la cessione di sovranità, diritto inalienabile dei cittadini. La Costituzione consente la limitazione della sovranità esclusivamente a fini di pace e giustizia, oltre che in condizioni di reciprocità tra le nazioni, norma peraltro concepita espressamente per la sola adesione dell’Italia all’O.N.U., la stessa idea di apertura ad una futura Europa federale è stata respinta nella seduta plenaria dell’Assemblea Costituente del 24 gennaio 1947 (cfr. https://www.dirittoitaliano.com/cmsAdmin/uploads/PDF-Paper-Avv-Giuseppe-Palma-e-Avv-Marco-Mori-su-USE.pdf);

3) Uno Stato può esistere unicamente se ha i propri elementi fondanti irrinunciabili. Essi sono il popolo, il territorio ed appunto la sovranità del popolo sul territorio stesso. La nostra Costituzione conseguentemente fissa nei suoi principi fondamentali il concetto centrale di appartenenza della sovranità al popolo (art. 1 Cost.);

4) La Corte Costituzionale, da ultimo con la sentenza n. 238/14, ha avuto modo di ribadire che i principi fondamentali dell’ordinamento costituiscono barriera invalicabile all’ingresso delle norme internazionali e di quelle dell’Unione Europea nel nostro sistema giuridico. L’appartenenza della sovranità al popolo è un principio fondamentale dell’ordinamento, che non può essere superato dalle norme dell’Unione;

5) L’Italia non poteva in alcun modo cedere sovranità e tantomeno cedere, ad esempio, la sovranità monetaria, che oggi appartiene in via esclusiva al SEBC, al sistema europeo delle Banche Centrali, che la esercita in via indipendente (ex art. 130 TFUE) da qualsivoglia decisione del Parlamento, europeo e nazionale, con buona pace anche del disposto dell’art. 47 Cost. che, al contrario, prevede che la Repubblica debba disciplinare, coordinare e controllare il credito. Se la Banca è indipendente lo Stato non disciplina, coordina o controlla alcunché;

6) In merito alla cessione della sovranità monetaria ed alle sue incredibili conseguenze valgano su tutte le parole dell’ex Presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky: Si parla di fallimento dello Stato come di cosa ovvia.

Oggi, è “quasi” toccato ai Greci, domani chissà. È un concetto sconvolgente, che contraddice le categorie del diritto pubblico formatesi intorno all’idea dello Stato. Esso poteva contrarre debiti che doveva onorare. Ma poteva farlo secondo la sostenibilità dei suoi conti. Non era un contraente come tutti gli altri. Incorreva, sì, in crisi finanziarie che lo mettevano in difficoltà. Ma aveva, per definizione, il diritto all’ultima parola. Poteva, ad esempio, aumentare il prelievo fiscale, ridurre o “consolidare” il debito, oppure stampare carta moneta: la zecca era organo vitale dello Stato, tanto quanto l’esercito. Come tutte le costruzioni umane, anche questa poteva disintegrarsi e venire alla fine. Era il “dio in terra”, ma pur sempre un “dio mortale”, secondo l’espressione di Thomas Hobbes. Tuttavia, le ragioni della sua morte erano tutte di diritto pubblico: lotte intestine, o sconfitte in guerra. Non erano ragioni di diritto commerciale, cioè di diritto privato.

Se oggi diciamo che lo Stato può fallire, è perché il suo attributo fondamentale — la sovranità — è venuto a mancare. Di fronte a lui si erge un potere che non solo lo può condizionare, ma lo può spodestare. Lo Stato china la testa di fronte a una nuova sovranità, la sovranità dei creditori”.

7) Il codice penale ovviamente punisce i delitti contro la personalità giuridica dello Stato, ovvero punisce coloro che attentano agli elementi fondanti dello Stato stesso, appunto: popolo, territorio e sovranità;

8) In occasione delle prossime elezioni politiche due forze politiche, ovvero il Partito Democratico e la lista Più Europa, hanno addirittura inserito nel loro programma elettorale, in radicale violazione del combinato degli artt. 1, 10, 11 Cost., la fine della Repubblica Italiana e la creazione di un nuovo Stato, gli Stati Uniti d’Europa, azione punibile penalmente sia ex art. 243 c.p., che addirittura, per le ragioni che si diranno infra, ai sensi della legge Scelba;

9) Tale linea è condivisa anche da lacuni esponenti di Liberi e Uguali quali ad esempio Laura Boldrini che, anche sul suo sito internet personale, ha rilasciato una pluralità di dichiarazioni pubbliche circa la necessità di cedere sovranità per addivenire agli Stati Uniti d’Europa;

10) Si sottolinea peraltro come nel 2006, precisamente con legge n. 85 del 24 febbraio, alcune norme penali di rilievo per i fatti appena menzionati furono sorprendentemente modificate. L’art. 241 c.p. (attentato contro l’integrità, l’indipendenza e l’unità dello Stato) e l’art. 283 (attentato alla Costituzione dello Stato), ad esempio, videro l’introduzione della violenza quale nuovo elemento costitutivo della fattispecie.

Violenza che peraltro oggi esiste, visto che la leva con cui il Paese viene obbligato passo dopo passo ad ulteriori cessioni di sovranità è quella del ricatto economico ottenuto artificialmente attraverso l’applicazione di regole giuridiche codificate nei trattati UE, le quali portano matematicamente alla recessione.

Tuttavia spiegarlo sin d’ora appesantirebbe un atto che vuole essere lineare e semplice per “spingere” codesta Procura ad aprire finalmente un’indagine seria su quello che oggi può essere definito il tema dei temi, ovvero la sopravvivenza della Repubblica Italiana.

Si resta comunque a disposizione del P.M. per approfondire il punto qualora si voglia dare un maggiore spessore all’attività investigativa. L’intreccio tra politica e finanza d’altronde è ormai oltremodo evidente e conclamato, spesso confessato direttamente da vari esponenti politici, come si dirà infra;

11) L’art. 243 c.p. invece non ha subito modifica alcuna e tale norma punisce, anche i semplici accordi diretti a commettere atti ostili contro la personalità giuridica dello Stato, ovvero gli accordi diretti a colpire uno degli elementi fondanti di esso;

12) Chi ha ceduto la nostra sovranità stipulando i trattati europei, chi ci mantiene in tali condizioni asservendoci quotidianamente al vincolo esterno di Bruxelles, obbligandoci così a subire, come ricordava Zagrebelsky, la sovranità dei creditori, chi pianifica o invoca ulteriori cessioni della nostra sovranità, chi invoca la creazione degli Stati Uniti d’Europa facendo di un atto spiccatamente eversivo un programma politico, ad avviso di chi scrive commette o ha commesso il delitto di cui all’art. 243 c.p..

Tali condotte violano altresì, quando è un intero movimento politico a farsene promotore, gli artt. 1 e 2 della cd. legge Scelba, che sanziona tra l’altro proprio chi propugna la soppressione delle libertà costituzionali, tra cui rientra a pieno titolo il diritto plurisoggettivo alla sovranità;

13) Stiamo dunque parlando di reati commessi dalle più alte cariche dello Stato dal 1992 ad oggi, nonché dai membri del Parlamento che a vario titolo hanno consapevolmente appoggiato le cessioni di sovranità compiute, reati che oggi permangono e sono in corso di consumazione e che anzi hanno trovato un vero e proprio culmine nei programmi del Partito Democratico e di Più Europa in cui si invoca espressamente la fine della Repubblica;

14) Peraltro con decreto del 6.10.2017, che si produce, il Tribunale Penale di Cassino, in persona del G.I.P. Massimo Lo Mastro, seppur incidentalmente, ha finalmente confermato, accogliendo le tesi dell’esponente sul punto, che la cessione di sovranità è un atto illecito punito dal codice penale quando ne ricorrono i presupposti oggettivi e soggettivi: “(omissis…) rileva questo giudice la differenza tra limitazioni e cessione di sovranità, non ritenendo (giustamente – n.d.s.) detti concetti assimilabili. L’art. 11 Cost. precisa e fissa, con estrema chiarezza a quali condizioni sia possibile “limitare” la sovranità nazionale (ovvero limitare la sovranità popolare). Proprio perché senza sovranità lo Stato non esisterebbe, i limiti della Costituzione in materia di compressione del potere d’imperio sono rigorosi (proprio per questo il legislatore si è occupato di sanzionare penalmente la lesione del potere d’imperio e dello Stato e si parla all’uopo di delitti contro la personalità giuridica internazionale dello Stato ove ne risultino integrati gli estremi oggettivi e soggettivi). Orbene (omissis…) la sovranità dunque non può essere ceduta ma solo limitata e anche le mere limitazioni hanno ulteriori “limiti”. Fermo il divieto assoluto di cessioni, la limitazione della sovranità può avvenire unicamente in condizioni di reciprocità ed al fine esclusivo (ogni altra soluzione è stata espressamente bocciata in seno all’Assemblea Costituente) di promuovere un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni. Limitare significa circoscrivere un potere entro certi limiti, ovvero omettere di esercitare il proprio potere d’imperio (che pure deve rimanere intatto) in una determinata materia, oppure esercitarlo all’interno di certi limiti generalmente riconosciuti dal diritto internazionale a fini di pace e di cooperazione tra le nazioni. Purché il contenimento dell’esercizio del proprio potere (che secondo la nostra impostazione democratica, appartiene al popolo, ovvero al soggetto rappresentato), sia in ogni caso rispettoso degli ulteriori cd. “controlimiti” costituzionali (cfr. Sent. Corte Cost. 238/2014). La cessione di sovranità invece comporta la consegna ad un terzo di un potere d’imperio proprio di uno Stato che così per definizione perde anche la propria indipendenza”.

Ovviamente quanto considerato reato dal GIP di Cassino è esattamente ciò che è avvenuto nel nostro Paese. L’Italia ha perso radicalmente la sua indipendenza e la sua sovranità, fatto giuridicamente illecito.

Tutto ciò richiamato e premesso, l’esponente è assolutamente certo che i fatti sommariamente esposti costituiscano le condotte commissive del reato di cui all’art. 243 c.p. e di quello di cui agli artt. 1 e 2 della cd. legge Scelba.

IN DIRITTO

-In merito al delitto di cui all’art. 243 c.p.

L’art. 243 c.p. punisce: “Chiunque tiene intelligenze con lo straniero affinché uno Stato estero muova guerra o compia atti di ostilità contro lo Stato italiano, ovvero commette altri fatti diretti allo stesso scopo, è punito con la reclusione non inferiore a dieci anni. Se la guerra segue, si applica la pena di morte; se le ostilità si verificano, si applica l’ergastolo”.

Il verificarsi dell’evento bellico non è elemento necessariamente richiesto per la consumazione del reato in parola per il quale è sufficiente l’avvenuta intelligenza con lo straniero a tale fine o, per quanto qui interessa davvero, al fine di compiere anche altri atti altrimenti ostili alla nazione. Dunque paliamo di atti diversi dalla guerra che comunque ledano la personalità giuridica dello Stato.

Tenere “intelligenze” significa semplicemente stringere un accordo con lo straniero, accordo che ai fini del reato in parola può anche essere assolutamente palese e non già occulto. La stipula di un trattato internazione è pacificamente un atto d’intelligenza con lo straniero.

La qualificazione giuridica apparentemente meno immediata è quella che definisce appunto il concetto di “atto ostile diverso dalla guerra”.

Per comprendere il senso del termine basta ricordare il capo del codice penale in cui il reato è inserito, ovvero quello che mira appunto a tutelare la già citata personalità giuridica dello Stato.

Atti di ostilità dunque altro non sono che tutte le azioni d’inimicizia diverse dalla guerra stessa, che risultino parimenti dannose della personalità giuridica del Paese, anche qualora non coercitive o non violente.

Se la violenza invece fosse ravvisata (e la violenza c’è!), troverebbe applicazione il diverso delitto di cui all’art. 241 c.p.

L’ordinamento democratico della Repubblica italiana si basa ovviamente sulla nostra Costituzione, che all’articolo 1 attribuisce espressamente la sovranità al popolo. Tale passaggio costituisce l’essenza di una democrazia nel senso proprio del termine.

La sovranità dunque è elevata a diritto, necessariamente plurisoggettivo, fondamentale dell’ordinamento.

Un atto d’intelligenza con lo straniero che comporta la sottrazione della sovranità e dell’indipendenza nazionale deve necessariamente qualificarsi come “atto ostile” a quel bene giuridico che si può definire personalità dello Stato Italiano.

Se si arrivasse addirittura alla cancellazione della Repubblica, in spregio alla sua definitività sancita dall’art. 139 Cost., con la creazione degli Stati Uniti d’Europa si andrebbe oltre ogni peggior incubo.

Non vi è infatti azione più ostile nei confronti di una nazione di quella diretta a cancellarne la sovranità o a menomarne l’indipendenza, poiché se ne compromette un elemento fondante ed irrinunciabile.

Ogni evento bellico è per sua definizione il tentativo di sottomettere un altro Stato menomandone proprio la sua sovranità e la sua indipendenza.

Infatti in caso di invasione armata lo Stato certamente non perde il territorio, che geograficamente rimane. Non perde neppure il popolo, che nonostante i morti conseguenti ad una guerra, non si estingue completamente.

Uno Stato invaso perde invece il potere d’imperio, ovvero la sovranità del suo popolo sul suo territorio, sovranità che anche nel progetto di Costituzione veniva definita come incondizionata ed incondizionabile.

Oggi la compromissione dell’indipendenza e della sovranità nazionale non avviene dunque con i carri armati, ma con trattati (atti d’intelligenza compiuti da Maastricht in poi appunto) che spogliano la nazione di qualsivoglia capacità giuridica in materia politica ed economica, siamo così in presenza di palesi atti ostili contro la personalità giuridica del Paese.

La cessione di sovranità dell’Italia in favore dell’Europa rappresenta indiscutibilmente la fine dell’Italia quale nazione libera ed indipendente, e ciò è esattamente quello che sarebbe accaduto in caso di occupazione militare del paese.

Laddove la cessione della sovranità e la menomazione dell’indipendenza avvengono ricorre la piena punibilità ex art. 243 c.p., salvo che, considerata presente la violenza non si possa ricorrere all’applicazione dell’art. 241 c.p.

Atto ostile è pertanto semplicemente ciò che contrasta con la personalità dello Stato.

Se si parla di interessi nazionali la valutazione che spetterà all’Ill.mo PM che esaminerà il presente atto dovrà quindi essere esclusivamente giuridica e non di mera opportunità.

Anche se si ritenesse che la cancellazione dell’Italia come Stato possa essere atto compiuto nell’interesse del popolo italiano stesso (non è ovviamente così visto che si tratta unicamente di asservire il Paese al potere economico, ma non lo spiegherò compiutamente in questa sede), ciò non toglierebbe la qualifica di atto ostile ad un trattato che disponga suddetta cancellazione.

Ergo il carattere ostile di un atto è in re ipsa nella cessione di sovranità compiuta in violazione di principi fondamentali della nostra costituzione indipendentemente dal fatto che si possa pensare o meno che tale cessione migliorerà la qualità della vita nel nostro paese.

Dunque discorsi come quelli di Mario Monti, di Giorgio Napolitano, di Mario Draghi, Laura Boldrini, Massimo D’Alema, Romano Prodi, Enrico Letta, Pier Carlo Padoan, Matteo Renzi, Sergio Mattarella, Emma Bonino, Paolo Gentiloni, nei quali si enfatizza il disegno criminoso di “cedere” (dichiarano apertamente che non si tratta di limiti) la sovranità nazionale in favore del regime violento dell’Europa dei mercati e della finanza, non fanno altro che evidenziare indiscutibilmente l’elemento psicologico del reato in parola in capo a tutti i soggetti indicati. Persone che, è appena il caso di sottolineare, non si sono unicamente limitate alle parole, ma che hanno approvato o concorso ad approvare leggi contenenti cessioni della nostra sovranità.

Ad esempio si pensi alle evidenti cessioni di sovranità compiute, solo per citarne alcune, con l’approvazione e la promulgazione di trattati come quello di Maastricht, di Lisbona, di Dublino o in tempi più recenti del cd. Fiscal Compact (trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell’Unione economica e monetaria) con il conseguente inserimento, proprio in forza di tale trattato, del vincolo del pareggio in bilancio in Costituzione (Legge Cost. 1/2012).

Il fatto che gli ultimi tre Presidenti del Consiglio imposti nella sostanza dai mercati finanziari sponsorizzino la fine dell’Italia quale nazione sovrana ed indipendente, legiferando in tale direzione, è per evidenza logica un atto ostile all’Italia.

Peraltro si rammenta come non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale, ex art. 40 comma secondo c.p., a cagionarlo e certamente tra gli obblighi delle Istituzioni vi è quello di conservare intatto il potere d’imperio dello Stato.

Contrariamente a ciò oggi il Governo ed il Parlamento non muovono un dito per riscattare la sovranità e riconsegnarla al popolo, anzi proseguono della direzione opposta.

In merito all’elemento psicologico necessario alla consumazione del reato non rileva che il soggetto agente voglia il male della popolazione italiana, ma unicamente che il soggetto agente abbia il dolo specifico di compiere un atto ostile alla sopravvivenza della nazione Italia quale entità indipendente e sovrana dotata di propria personalità giuridica, dolo che indubbiamente sussiste.

D’altro canto è facile comprendere, come già spiegato nelle premesse del presente atto e come ben rilevato dal Tribunale di Cassino ripetendo pedissequamente le tesi dell’autore del presente atto, che la stessa definizione di Stato comporta il potere sovrano dello stesso sul proprio territorio, il cd. potere d’imperio.

Lo Stato appunto è popolo, territorio e sovranità, e chiaramente in uno Stato democratico la sovranità appartiene al popolo stesso e dunque non può essere ceduta a terzi.

Se uno Stato non ha più questo potere perché sottoposto ad un “vincolo esterno”, qualsiasi siano le ragioni per cui ciò avviene, la personalità giuridica è irrimediabilmente perduta.

Che piaccia o meno cedere sovranità o addirittura costruire un nuovo Stato cancellando la personalità giuridica di quello in essere è sic et simpliciter un atto eversivo.

Senza poi dimenticare che questa Europa è semplicemente una dittatura finanziaria e non il sogno d’integrazione che alcuni pensavano di portare avanti.

E’ in corso infatti un vasto disegno per spazzare via le moderne democrazie e sostituirle con un ordinamento che tuteli unicamente gli interessi dei grandi poteri economici internazionali.

L’ingerenza illecita e criminale, ad esempio, di personaggi come George Soros o dei membri della Commissione Trilaterale nella vita pubblica del Paese, ne sono l’ulteriore piana conferma.

Soros, che nonostante l’attacco speculativo attuato contro l’Italia nel 1992, oggi viene ricevuto dal Presidente del Consiglio Gentiloni come fosse un eroe nazionale. Contemporaneamente accade poi che nel silenzio generale addirittura il Presidente della Repubblica inviti ed onori al Quirinale i membri della Commissione Trilaterale, elogiando testualmente l’esistenza di fori sganciati da ogni ufficialità nei quali vengono prese le decisioni che poi influenzano i politici (video visibile al seguente link: https://youtu.be/7e_j0AsxOcE)

Sconcertante.

Vedere e conseguentemente fermare questo disegno è compito delle Procure ed in particolare della Procura della Repubblica di Roma. D’altronde l’equilibrio tra poteri dello Stato era concepito proprio per questo, affinché l’uno potesse stoppare le derive dell’altro.

Riguardo poi ai fatti per cui è causa si significano a Codesta spettabile Procura alcune delle principali dichiarazioni confessorie che si sono registrate in questi anni, utilizzabili come primi elementi di prova a carico dei futuri indagati.

Si vuole dunque offrire un eloquente spunto d’indagine circa il necessario elemento psicologico da valutarsi per la configurazione dei reati ivi denunciati.

Mario Monti: Io ho una distorsione che riguarda l’Europa ed è una distorsione positiva, anche l’Europa, non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi e di GRAVI crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario. E’ chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini, ad una collettività nazionale possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico di non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto visibile conclamata. Certamente occorrono delle autorità di enforcement (n.d.s. costrizione traducendo in Italiano) rispettate che si facciano rispettare che siano indipendenti e che abbiano risorse e mezzi adeguati oggi abbiamo in Europa troppi Governi che si dicono liberali e che come prima cosa hanno cercato di attenuare la portata la capacità di azione le risorse l’indipendenza delle autorità che si sposano necessariamente al mercato in un’economia anche solo liberale(video visibile tra gli altri su https://youtu.be/VBvbKv-2ENY).

L’evidenza profondamente illecita del pensiero e dell’azione di Monti è eloquente e ribadito ad esempio anche in un’ulteriore dichiarazione resa a La7 il 26.05.2015: “ma la domanda che io vi faccio è la seguente. In Europa ci sono in questo momento rischi chiari e ben identificati di disgregazione, la Grecia eventualmente fuori dall’euro, la Gran Bretagna eventualmente fuori dall’Unione Europea. (omissis…) Il quesito che io mi pongo è il seguente: non è per caso che forse le nostre democrazie (omissis…) diventano di fatto incompatibili con l’integrazione internazionale e con l’integrazione Europea (https://youtu.be/pBjxjRcSAFs – minuto 4:30 e 5:18).

Tra l’altro mettere in discussione l’utilità di una democrazia è propriamente uno dei comportamenti che rientra anche nell’ambito di punibilità della cd. legge Scelba.

In sostanza per l’ex Presidente del Consiglio e precedentemente membro e Presidente della Commissione Trilaterale, ovvero la già citata associazione eversiva della finanza internazionale che si propone come scopo istituzionale quello di influenzare le politiche degli Stati a suo favore, la democrazia è un fastidio perché limita l’indipendenza di quel potere economico che serve con abnegazione.

Mario Monti fu anche l’autore, con legge costituzionale n. 1/12, dell’inserimento del principio del pareggio in bilancio in Costituzione (art. 81 Cost.), norma che rappresenta uno degli esempi più palesi della cessione della nostra sovranità, avvenuto in esecuzione del trattato cd. “Fiscal Compact” (trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’Unione economica e monetaria), che prevedeva appunto anche la costituzionalizzazione dei vincoli di bilancio europei.

Trattato, costituente una palese ulteriore radicale cessione della nostra sovranità economica, ratificato sempre dal governo Monti con legge promulgata dal Presidente Napolitano il 14.09.2012.

Proprio in merito alla genesi di predetta riforma Costituzionale è clamorosa poi la confessione del Ministro della Giustizia Andrea Orlando, che evidenzia espressamente la totale abdicazione alla nostra sovranità: Oggi noi stiamo vivendo un enorme conflitto tra democrazia ed economia. Oggi, sostanzialmente, i poteri sovranazionali sono in grado di bypassare completamente le democrazie nazionali. Io faccio soltanto due esempi. I fatti che si determinano a livello sovranazionale, i soggetti che si sono costituiti a livello sovranazionale, spesso non legittimati democraticamente, sono in grado di mettere le democrazie di fronte al fatto compiuto”.

Di fronte a tale stato di cose si può parlare ancore di un’Italia sovrana ed indipendente? Chiaramente no.

Il compito a questo punto di fermare tale situazione non può che spettare all’unico potere dello Stato ancora in grado di farlo, la Magistratura.

I Padri Costituenti basavano proprio su di essa la speranza che il Paese non ritornasse nuovamente sotto dittatura, ma se la Magistratura non interverrà, a causa di una distorta percezione della realtà, la storia, come detto, non potrà che ripetersi.

Ma torniamo nuovamente al discorso del Ministro Orlando, che prosegue ancor più duramente proprio appunto sulla genesi del pareggio in bilancio in Costituzione:

Faccio un esempio. La modifica – devo dire abbastanza passata sotto silenzio – della Costituzione per quanto riguarda il tema dell’obbligo di Pareggio di Bilancio non fu il frutto di una discussione nel Paese. Fu il frutto del fatto che a un certo punto la Banca Centrale Europa, più o meno – ora la brutalizzo – disse: “O mettete questa clausola nella vostra Costituzione, o altrimenti chiudiamo i rubinetti e non ci sono gli stipendi alla fine del mese”. Io devo dire che è una delle scelte di cui mi vergogno di più, mi vergogno di più di aver fatto”. (video visibile su http://www.byoblu.com/post/2016/09/18/andrea-orlando-confessa-governo-sotto-ricatto-bce-sul-pareggio-di-bilancio.aspx).

E a proposito di riforme costituzionali. Clamorosamente confessoria al fine dei reati di cui si dibatte è anche la relazione preparatoria del Governo Renzi al progetto di revisione costituzionale, progetto fortunatamente stoppato con il referendum del dicembre 2016.

Ivi a pag. 1 si legge: “Negli ultimi anni il sistema istituzionale si è dovuto confrontare con potenti e repentine trasformazioni, che hanno prodotto rilevanti effetti (omissis…) incidendo indirettamente sulla stessa forma di Stato e di Governo, senza tuttavia che siano stati adottati interventi diretti a ricondurre in modo organico tali trasformazioni entro un rinnovato assetto costituzionale (omissis…). Lo spostamento del baricentro decisionale connesso alla forte accelerazione del processo di integrazione europea e, in particolare, l’esigenza di adeguare l’ordinamento interno alla recente evoluzione della governance economica europea (da cui sono discesi, tra l’altro, l’introduzione del Semestre europeo e la riforma del Patto di stabilità e crescita) e alle relative stringenti regole di bilancio (omissis…) il complesso di questi fattori ha dato luogo ad interventi di revisione costituzionale rilevanti, ancorché circoscritti, che hanno da ultimo interessato gli articoli 81, 97, 117 e 119 della Carta, ma che non sono stati accompagnati da un processo organico di riforma in grado di razionalizzare in modo compiuto il complesso sistema di governo multilivello tra Unione europea, Stato e Autonomie territoriali, entro il quale si dipanano oggi le politiche pubbliche”.

In sostanza il Governo scrisse chiaro e tondo, a sostegno del suo progetto di riforma costituzionale, che si era già modificata surrettiziamente la forma di Stato e di Governo (ovviamente attraverso le cessioni di sovranità compiute a favore dell’UE) ergo, siccome ciò sarebbe illecito anche ex art. 139 Cost., occorreva cambiare la Costituzione per sanare, per così dire ex post, quanto commesso.

Ma possiamo continuare, addirittura con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che conferma ed invoca la necessità di procedere con cessioni di sovranità: “Quella stessa visione che ha condotto diciannove Paesi all’adozione di una moneta comune, con la cessione di sovranità liberamente e consapevolmente scelta da parte di ciascuno Stato” (dichiarazione del Presidente del 5.07.2015 agli atti sul sito del quirinale.it).

Ovviamente il fatto che la cessione sia stata consapevole e libera, il che peraltro è assai discutibile (non lo è perché è stata un’artificiale emergenza economica, come confessato da Mario Monti, che l’ha imposta), non comporta il venir meno del fatto che essa costituisca pacificamente reato, come è reato farci rimanere in tale situazione da parte delle attuali Istituzioni.

E ancora, sempre Sergio Mattarella, il 28 luglio 201 dichiarava: “cedere sovranità all’UE” http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-07-28/mattarella-cedere-sovranita-ue-e-vede-draghi-063728.shtml

Prima dell’attuale Presidente della Repubblica anche Giorgio Napolitano, correva il 2012, invocava apertamente cessioni di sovranità affermando che l’integrazione europea necessaria a vincere la crisi economica: “comporta ulteriori trasferimenti di poteri decisionali e di quote di sovranità” (video – https://www.youtube.com/watch?v=vWMdleOr9cM).

Non a caso fu proprio Giorgio Napolitano a volere il governo Renzi ed a volere che l’obiettivo principale di predetto incarico fosse quello di emendare la Costituzione della Repubblica nel senso sopra descritto.

Se dovessimo trascrivere e riportare tutte le dichiarazioni in cui le più alte cariche dello Stato hanno incredibilmente invocato cessioni di sovranità nazionale, occuperemo almeno venti faldoni.

Questo dovrà essere il cuore dell’attività d’indagine di questa Procura. Appurate le cessioni di sovranità i responsabili andranno processati e puniti come per legge, azione che consentirà di restituire finalmente la sovranità al suo unico e legittimo titolare: il popolo italiano.

* * *

-In merito al delitto di cui agli artt. 1 e 2 della cd. legge Scelba.

La legge Scelba non mira a colpire la ricostituzione di un partito che si richiami alla mera ideologia fascista o che ne riprenda il nomen iuris.

Costituire domani un partito, anche battezzandolo “Partito Fascista”, sarebbe perfettamente lecito: ciò che conta è unicamente il programma del partito.

Come specificato da giurisprudenza costante, siamo in presenza di un reato di pericolo concreto.

La Legge Scelba, come chiaro anche nei lavoratori preparatori che hanno portato alla redazione della XXII disposizione transitoria, dunque mira ad impedire che si affermi un nuovo partito, movimento o associazione, avente scopi violenti, antidemocratici oppure anche meramente eversivi dell’ordinamento Costituzionale, attuati con o senza l’uso di violenza.

La Legge Scelba dunque configura tassativamente le ipotesi in cui essa trova applicazione.

Tra di esse una rileva ai fini della presente denuncia. Ovvero la punizione ex art. 2 legge Scelba scatta anche quando si propugna la soppressione delle libertà garantite nella Costituzione.

Ebbene tra tali libertà rientra a pieno titolo l’esercizio della sovranità del popolo italiano sul suo territorio, il cd. potere d’imperio.

La sovranità come già specificato è un diritto plurisoggettivo definibile come “fondamentalissimo”, posto che su di esso si basa la nostra intera democrazia.

Non a caso parliamo della violazione dell’art. 1 della Costituzione.

La forma Repubblicana implica che le decisioni nella vita del Paese siano prese in forza delle sovrane determinazioni del popolo, che esercita detta sovranità prevalentemente attraverso lo strumento della democrazia rappresentativa, appunto nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Questa forma di Stato, ovvero la forma Repubblicana, è poi definitiva ex art. 139 Cost.

I partiti che a vario titolo invocano cessioni di sovranità stanno palesemente propugnando dunque la soppressione delle libertà costituzionali fondamentali.

Ricordiamo ancora come, ai sensi anche della recente sentenza della Corte Costituzionale n. 238/14, i principi fondamentali dell’ordinamento e i diritti inalienabili dell’uomo prevalgano su ogni altra norma internazionale, trattati europei compresi.

Sembra quasi surreale essere qui a spiegare ad una Procura della Repubblica il perché l’art. 1 della Costituzione sia norma fondamentale dell’ordinamento, tuttavia chi scrive è costretto a farlo visto che incredibilmente non si sono aperte indagini d’ufficio sul punto.

Come detto in premessa recentemente abbiamo visto un’evoluzione in negativo delle azioni illecite sopramenzionate, arrivando all’incredibile epilogo di due partiti politici (se non forse tre) che hanno inserito la fine della Repubblica italiana nei propri programmi elettorali, asserendo di ambire alla nascita di un nuovo Stato, seppur federale: gli Stati Uniti d’Europa.

Tale scelta costituisce un atto in cui pacificamente si propugna la soppressione di libertà fondamentali quale in particolare il diritto di ciascun cittadino di autodeterminarsi sul suo territorio esercitando la propria sovranità nelle forme e nei limiti della Costituzione, che appunto sancisce che la forma Repubblicana non possa essere soggetta a revisione costituzionale. Figuriamoci se dunque sia possibile costituire un nuovo Stato, anche se si trattasse di una mera federazione.

Anche qui sembra surreale dover fornire spiegazioni su ciò che appare del tutto ovvio.

I programmi dei due partiti, che sono il Partito Democratico e Più Europa, sono pubblici ma trascriviamo uno stralcio di alcuni dei passaggi incriminati.

Più Europa scrive (https://piueuropa.ue/programma/unione): Una federazione unica, per essere ancora più forti. Una sola voce, che parli nell’interesse di tutti. Un esercito europeo, che ci faccia sentire al sicuro (omissis…). Tutto questo ha un nome sono gli Stati Uniti d’Europa (omissis…) Come è già stato fatto con la moneta, si tratta di spostare al centro federale funzioni di governo oggi svolte dagli Stati membri.

La richiesta è quella di ulteriori cessioni definitive di sovranità, le precedenti già illecitamente compiute sono invece pacificamente ammesse.

Non pare un caso che il già citato George Soros sia uno dei più grandi estimatori (e presumibilmente finanziatori) del partito Più Europa, di Emma Bonino.

Ricordiamo proprio le parole del GIP di Cassino già trascritte in premessa, parole riprese pedissequamente da chi scrive: “Proprio perché senza sovranità lo Stato non esisterebbe, i limiti della Costituzione in materia di compressione del potere d’imperio sono rigorosi (proprio per questo il legislatore si è occupato di sanzionare penalmente la lesione del potere d’imperio e dello Stato e si parla all’uopo di delitti contro la personalità giuridica internazionale dello Stato ove ne risultino integrati gli estremi oggettivi e soggettivi). Orbene (omissis…) la sovranità dunque non può essere ceduta ma solo limitata e anche le mere limitazioni hanno ulteriori “limiti”. Fermo il divieto assoluto di cessioni, la limitazione della sovranità può avvenire unicamente in condizioni di reciprocità ed al fine esclusivo (ogni altra soluzione è stata espressamente bocciata in seno all’Assemblea Costituente) di promuovere un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni. Limitare significa circoscrivere un potere entro certi limiti, ovvero omettere di esercitare il proprio potere d’imperio (che pure deve rimanere intatto) in una determinata materia, oppure esercitarlo all’interno di certi limiti generalmente riconosciuti dal diritto internazionale a fini di pace e di cooperazione tra le nazioni. Purché il contenimento dell’esercizio del proprio potere (che secondo la nostra impostazione democratica, appartiene al popolo, ovvero al soggetto rappresentato), sia in ogni caso rispettoso degli ulteriori cd. “controlimiti” costituzionali (cfr. Sent. Corte Cost. 238/2014). La cessione di sovranità invece comporta la consegna ad un terzo di un potere d’imperio proprio di uno Stato che così per definizione perde anche la propria indipendenza”.

Come significato già oggi, a Stati Uniti d’Europa ancora non realizzati, nelle materie di cui all’art. 3 TFUE il potere d’imperio dello Stato italiano non è semplicemente limitato, non si omette l’uso di un potere rimasto comunque intatto.

Si verifica invece ciò che prevede l’art. 2 TFUE: “Quando i trattati attribuiscono all’Unione una competenza esclusiva in un determinato settore, solo l’Unione può legiferare ed adottare atti giuridicamente vincolanti”.

Analogamente anche il PD ha inserito nel suo programma la nascita degli Stati Uniti d’Europa nella sezione: democrazia e riforme: verso gli Stati Uniti d’Europa.

Ivi testualmente si legge la chiara intenzione di proseguire nelle illecite cessioni di sovranità per arrivare fino alla fine della Repubblica italiana: “L’Unione Europea risente, dopo l’allargamento, di una situazione confusa , in cui l’integrazione europea sembra nemica delle democrazie nazionali (n.d.r. – lo è per definizione visto che ne cancella la sovranità dei rispettivi popoli sui propri territori). Il nostro europeismo non può consistere nella mera difesa di uno status quo alla lunga insostenibile. I Paesi che hanno in comune l’euro non possono accontentarsi dell’attuale livelli di integrazione (omissis…). Siamo quindi a favore dello sviluppo di un’Europa democratica e politica dotata di risorse adeguate e incentrata su istituzioni comuni, dove la logica federale del metodo comunitario sia chiaramente dominante su quella intergovernativa”.

Il Partito Democratico è dunque favorevole a cessioni definitive della nostra sovranità e propugna la cancellazione della Repubblica italiana in favore degli Stati Uniti d’Europa. Siamo quindi in pieno ambito di applicazione della Legge Scelba.

Da vagliare infine la posizione di Liberi e Uguali che, a quanto consta a chi scrive non ha espressamente inserito nel programma la creazione degli USE, ma i cui vertici continuano a trattare il tema, come già detto per Laura Boldrini.

Concludiamo questo atto, necessariamente semplificato rispetto alla davvero abnorme quantità di elementi di fatto economici e storici, nonché giuridici, che chi scrive è in grado di fornire in ogni momento all’Ill.ma Procura adita a sostegno della propria doverosa attività d’indagine, con la piana spiegazione del perché i mercati, ovvero quei poteri finanziari che come raccontava il Ministro Orlando oggi condizionano le democrazie, desiderano ardentemente il federalismo.

Pare un completamento doveroso per una più chiara visione d’insieme.

Tale spiegazione la fornisce il maggior rappresentante dell’ideologia neoliberista moderna, Friedrich Von Hayek: “in una federazione di Stati nazionali, la diversità di interessi è maggiore di quella presente all’interno di un singolo Stato, e allo stesso tempo è più debole il sentimento di appartenenza a un’identità in nome della quale superare i conflitti stessi (omissis…).

Un’omogeneità strutturale, derivante da dimensioni limitate e tradizioni comuni, permette interventi sulla politica sociale ed economica che non risulterebbero accettabili nel quadro di unità politiche più ampie e per questo meno omogenee.

Una federazione fra Stati realmente diversi porta necessariamente all’impossibilità di un intervento statale nell’economia, e quindi alla vittoria di politiche liberiste. Infatti una federazione per essere stabile ha bisogno di un sistema economico comune e condiviso, e quindi della libera circolazione di merci e capitali, e questo porterà ovviamente a una perdita di controllo dei singoli Stati sulle loro economie. Si potrebbe allora pensare che il controllo statale si sposti a livello federale. Il nuovo super-Stato federale si riprenderebbe quei poteri di controllo sull’economia, che i singoli Stati avranno perso. Ma ciò non si verifica, perché l’intervento statale sull’economia presuppone la capacità di mediare fra interessi contrapposti, di accettare compromessi ragionevoli, che non ci sono o sono più difficili, fra i popoli di diversi Stati (Le condizioni economiche del federalismo tra Stati, 1939).

Senza voler entrare troppo a fondo in analisi economiche, è pacifico che tale modello è l’esatto opposto di quello dell’art. 41 Cost., che pone come barriera all’iniziativa privata l’utilità sociale.

Ovvero per la Costituzione la libertà economica è uguale ad ogni altra libertà, essa ha fine quando invade la sfera dei diritti inalienabili altrui.

Quando le ricchezze si accentrano nelle mani di pochi ed il resto del mondo muore non si è liberisti o liberali, ma unicamente criminali.

Questa è la forma di violenza del nuovo millennio, una forma subdola in cui le armi che ci uccidono non sono comprese da una popolazione spesso mantenuta nell’ignoranza.

Ecco come il federalismo diventa quindi il “modus operandi” in cui i rapporti di forza economica si impongono sui diritti fondamentali cancellandoli.

Tutto ciò richiamato e premesso l’esponente

CHIEDE

Che i responsabili dei reati di cui in epigrafe, ovvero le più alte cariche dello Stato ed i Parlamentari, che hanno ceduto oppure omesso di riscattare la nostra sovranità, nonché i componenti del Partito Democratico e di Più Europa che propugnano gli Stati Uniti d’Europa, siano condannati penalmente in base all’art. 243 c.p. e/o agli artt. 1 e 2 della cd. legge Scelba, ovvero in forza delle norme meglio viste e ritenute da codesta Ill.ma Procura della Repubblica tra cui anche l’art. 241 c.p..

Si esprime la volontà di ricevere informazione circa eventuale iniziativa archiviatoria presso il domicilio eletto.

Si chiede di voler affrontare la problematica indicata nel presente esposto con massima attenzione giuridica e non come una mera polemica politica sulla struttura dell’attuale sistema. Quanto scritto non è infatti politica, ma diritto. Fermare un colpo di Stato in itinere è un’azione giudiziaria prima che politica, la cui competenza appartiene alla Magistratura.

Si chiede altresì l’emissione dei provvedimenti cautelari meglio visti e ritenuti per fermare quello che appare, a tutti gli effetti, un colpo di Stato, peraltro ormai in fase di oggettiva ultimazione.

Si ritiene davvero che non aprire una seria indagine sui fatti suindicati a questo punto costituirebbe una vera e propria omissione di atti d’ufficio da parte dell’Ill.ma Procura adita.

Con la massima osservanza.